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Donna al lavoro con la testa poggiata sulla mani
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Tutto sul Burnout: che cos’è, cause, sintomi e rimedi

+ salute
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Il burnout è un termine inglese che letteralmente significa “bruciato”, l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2019 ha definito il burnout "una sindrome concettualizzata come conseguenza di stress cronico sul posto di lavoro non gestito con successo che si caratterizza principalmente per comparsa di: senso di esaurimento o mancanza di energia; aumento dell'isolamento dal proprio lavoro con sentimenti di negativismo o cinismo legati al lavoro e ridotta efficacia professionale".
Il burnout si riferisce - secondo la classificazione - specificamente ai fenomeni nel contesto occupazionale e non dovrebbe essere applicato per descrivere esperienze in altri ambiti della vita.

Questa definizione è una evoluzione della precedente, in cui il burnout era considerato sì una condizione medica, ma difficilmente diagnosticabile secondo i parametri richiesti dalla medicina. Oggi invece è stato riconosciuto e classificato ufficialmente come “sindrome”. Questo significa che lo stress da lavoro viene considerato una condizione che può influenzare lo stato di salute e benessere delle persone, per il quale l’OMS ha stabilito anche le direttive per la diagnosi di burnout.

Burnout: evoluzione il significato

È quindi una sindrome legata alle condizioni di impiego, un deterioramento psichico e fisico dovuto a ritmi particolarmente stressanti.

Il burnout è generalmente definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e derealizzazione personale, in passato generalmente associato a tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate, le cosiddette “professioni di aiuto”.

Nel corso degli anni la sua definizione ha subito un’evoluzione in relazioni ai contesti in cui veniva riscontrato.

Il primo a parlarne fu a metà degli anni '70: H.J. Freudenberger che osservò il fenomeno in alcuni operatori di un reparto di igiene mentale lo definì come una  “scomposizione fisica e psicologica dei lavoratori” una risposta disfunzionale che l’individuo da ad una situazione avvertita come intollerabile poiché percepisce una discrepanza tra richieste degli utenti e risorse disponibili, ne deriva un senso di impotenza acquisita, dovuto alla convinzione di non poter fare nulla per modificare la situazione.

Poi, nella metà degli anni '80: la psicologa Maslach  ha utilizzato questo termine per definire una sindrome i cui sintomi evidenziano una patologia comportamentale a carico di tutte le professioni ad elevata implicazione relazionale ad esempio medici, infermieri, psicologi, insegnanti, vigili del fuoco. La Maslach definisce il burnout come una perdita di interesse vissuta dall’operatore verso le persone con le quali svolge la propria attività.

A elaborare il burnout come “problema professionale” dovuto a condizioni strutturali e organizzative particolari sono stati poi nel 2000 la stessa Maslach e Michael P. Leiter con il libro “Burnout e organizzazione – Modificare i fattori strutturali della demotivazione al lavoro”. Secondo i due autori, le principali cause della sindrome da burnout sarebbero da ricercare nelle strutture organizzative della società post-moderna, contrastando il principio secondo il quale il burnout sarebbe da imputare alla persona e alla sua incapacità di impegnarsi. Secondo Maslach e Leiter, invece, sarebbero determinanti contesto interpersonale e cattivo errato funzionamento dell’organizzazione.

Quali le principali cause del burnout 

Esigenze, obiettivi e contesto variano da persona a persona e, con essi, anche le cause possono essere di natura diversa. La sindrome da burnout è la conseguenza di uno stress cronico e presenta fattori di rischio interni, che riguardano la personalità, ed esterni.

Queste le principali cause:

  • Eccessivo carico di lavoro: richieste di concentrazione eccessive, situazioni lavorative caotiche, scadenze irrealistiche;
  • Mancanza di sostegno e riconoscimento da parte del team, lavorare isolati e non avere una rete di sostegno;
  • Dinamiche relazionali difficili tra colleghi e con il capo;
  • Mancanza di coordinamento: la sindrome colpisce più frequentemente chi non viene messo in grado di capire le proprie mansioni e che cosa ci si aspetta da lui;
  • Mancanza di strumenti, mezzi e controllo: il burnout colpisce anche chi non riesce ad entrare nei processi decisionali o chi lamenta la mancanza di risorse, mezzi e strumenti per svolgere il proprio lavoro.

Chi è affetto da burnout lamenta quindi sentimenti che possono andare dalla rabbia e frustrazione, all’apatia, dall’insonnia alla tristezza. Ma come fare per distinguere il burnout da qualunque altra sindrome da stress?

Burnout: i sintomi

I sintomi del burnout sono sempre legati al lavoro e si distinguono per questo da altri disturbi da stress.

Ci sono segni e sintomi di tipo comportamentale, fisici e psichici.

L’individuo soggetto a burnout può essere riconosciuto infatti da alcuni comportamenti tipici come ad esempio la tendenza alla “fuga” dall’ambiente di lavoro, da un marcato assenteismo seguito da una mancanza sempre più evidente di interesse alla professione e diminuzione delle performance.

Tra i sintomi fisici ci sono tipicamente stanchezza cronica, disturbi del sonno, dell’alimentazione, sensazione di affanno e malessere generale e somatizzazioni quali tensioni muscolari.

  • Per quanto riguarda i sintomi psichici si riscontrano: stato di costante tensione, facile irritabilità, calo di memoria, difficoltà a prendere decisioni, cinismo, depersonalizzazione fino a stati di vera e propria alla depressione

Burnout: le 4 fasi 

Col tempo è stato evidenziato che la sindrome burnout si manifesta attraverso 4 distinte fasi che sono:

  1. L’entusiasmo idealistico il lavoratore si sente motivato dalla sua scelta professionale e si crea delle aspettative alte e non molto realistiche di successo generalizzato e immediato, di apprezzamento, di miglioramento del proprio status;
  2. Stagnazione: l’individuo continua a lavorare ma realizza che lavoro e aspettative non coincidono, che il suo lavoro non lo gratifica, subentra quindi la delusione;
  3. Frustrazione: l’individuo si sente inadeguato, inutile e insoddisfatto. In questa fase può sviluppare atteggiamenti aggressivi nei confronti degli altri (o di sé stesso) e marcato assenteismo;
  4. Apatia: si raggiunge la fase della cosiddetta “morte professionale”, durante la quale indifferenza e apatia sono i tratti caratteristici.

Burnout e lavoro tra prevenzione e rimedi

I rimedi per il burnout passano attraverso un approccio individuale ma anche una riorganizzazione del lavoro. Tutto dipende dalla situazione specifica.

Ai primi accenni, in genere il consiglio è di non abbandonare i ritmi di vita salutari tra veglia e sonno, ritagliarsi momenti di svago ogni giorno e di tempo libero dedicandosi a hobbies. Comunicare subito al capo situazioni di disagio come mole di lavoro eccessiva e riorganizzare il lavoro.

Tutto deve partire dalla presa coscienza da parte del soggetto e dal riconoscimento delle cause scatenanti del burnout. In genere, per uscire da una sindrome da burnout, alla persona interessata viene consigliata una psicoterapia che lo aiuti ad analizzare la realtà, ripristinare le funzioni principali e ridurre le difficoltà.

Certo è che il burnout è in costante e graduale aumento tra i lavoratori dei paesi occidentalizzati a tecnologia avanzata, ciò non significa che qualcosa non funziona più nelle persone, bensì che si sono verificati cambiamenti sostanziali e significativi sia nei posti di lavoro sia nel modo in cui si lavora.

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