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Cosa è il cardio fitness

Cosa è il cardio fitness
Uomo che salta
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Avete sentito parlare di cardio fitness come la pratica che aiuta a tenere sotto controllo il peso, riprendere la tonicità muscolare, velocizzare il metabolismo. Ma quanto ne sapete su questo tipo di attività aerobica alleata del vostro organismo e che aiuta anche a migliorare l’umore?

Cosa è il cardio fitness

Il cardio fitness è un tipo di allenamento che coinvolge tutto il corpo e monitora principalmente la risposta dell’apparato cardiorespiratorio mediante la frequenza cardiaca. Il fine di questo tipo di esercizio è quello di utilizzare i grassi a scopo energetico, quindi diminuire sensibilmente il peso corporeo, aumentare l’efficienza cardio circolatoria e incrementare la resistenza alla fatica. È proprio per questi ultimi due motivi che il cardio fitness viene chiamato allenamento cardio o semplicemente allenamento di resistenza. L’aerobic cardio fitness deve avere una intensità costante non troppo elevata (30% rispetto ai propri massimali), una continuità ritmica che favorisca un corretto afflusso di sangue in ogni parte del muscolo sollecitato e una durata prolungata che però sia strettamente legata alla intensità del lavoro. È una attività che può essere effettuata in palestra o ci si può allenare in casa, con attrezzi ginnici o a corpo libero, ma sempre sotto controllo di un medico. Se scegliete di iniziare un percorso di allenamento cardio è consigliabile affidarsi a un personal trainer specializzato che imposterà il programma di esercizi assecondando la vostra resistenza e valutando la risposta del fisico agli stimoli aerobici. Ricordate che, per il cardio training, va sempre controllata la propria frequenza cardiaca. Come?

Donna che usa cardiofrequenzimetro

A cosa serve il cardiofrequenzimetro?

Per un esercizio cardio efficace e non dannoso il movimento deve essere effettuato con una velocità e un carico di lavoro adeguati. Per questo è utile avvalersi di allenatore che adoperi un cardiofrequenzimetro per monitorare i battiti cardiaci e ci aiuti a effettuare i movimenti corretti. Un allenamento aerobico diventa tale se ha una durata di almeno 4 minuti; è totalmente aerobico dopo 20 minuti circa di movimento. In questo tempo i battiti aumentano fino a un massimo che non è consigliabile superare (frequenza cardiaca massima). Qual è la frequenza cardiaca da mantenere allora? Ovviamente questo dato è variabile a seconda del soggetto, del suo grado di allenamento, della sua risposta muscolare e cardiocircolatoria. Si può però, come per tutte le attività aerobiche, seguire una semplice formula: sottraete la vostra età a 220 se siete uomini e 226 per le donne. Moltiplicate il risultato per 65/75% e otterrete la cosiddetta zona di frequenza cardiaca target che altro non è che la frequenza entro la quale mantenersi per un allenamento ottimale. Ovviamente chi è fuori allenamento o ha un peso maggiore raggiungerà la zona in questione con un esercizio più blando, un corpo più allenato invece solitamente ha una frequenza cardiaca inferiore anche se si allena intensamente. Con il cardiofrequenzimetro, presente in molti attrezzi fitness, ma anche nei comuni orologi digitali, nei braccialetti fitness e sul proprio smartphone, controllare questo valore non sarà una attività complessa. Se vi manterrete entro la forbice consigliata, sarete costanti nell’allenamento e seguirete un corretto stile alimentare noterete con piacere i primi risultati duraturi già dopo 2- 4 mesi di allenamento.

A cosa serve il cardio fitness?

Intraprendere con costanza un allenamento cardio comporta molti altri benefici: rafforza il tessuto cardiaco, aumenta la gittata cardiaca e la capillarizzazione dei muscoli, migliora la capacità polmonare, velocizza il metabolismo, aumenta la sensazione di benessere permettendo di sentirsi più energici e migliora anche l’umore. Se eseguiti con precisione, gli esercizi aerobici, aiutano anche ad ottenere più motilità muscolo scheletrica, a tonificarsi e a migliorare la postura. Durante l’allenamento i muscoli riescono più facilmente a ossidare i grassi, consumando più energia e facendo aumentare la massa magra, causando una sensibile perdita di peso. Per ottenere questo risultato, però, occorre che l’apparato cardiocircolatorio venga stimolato a intervalli più o meno regolari in una sessione di allenamento di durata variabile (che vada dai 30 ai 60 minuti), che queste sessioni siano ripetute più volte nell’arco della settimana, dalle 3 alle 5 volte, programmate sotto controllo medico, tenendo conto il proprio stato di salute e la propria capacità di recupero dopo un allenamento intenso.

Uomo e donna fanno cardiofitness in palestra

Cardiofitness: come si fa in palestra?

Se fate esercizio aerobico in palestra, sicuramente utilizzerete un numero variabile di attrezzi. Sono perfetti la cyclette o le spin bike, il tapis roulant, il vogatore, l’ellittica ma anche lo stepper o la scala e il cardio wave. Ognuna stimola più efficacemente un gruppo di muscoli ma tutte, in modo diverso, aiutano ad aumentare il lavoro cardio circolatorio quindi sono perfette per l’esercizio aerobico. Ricordate di moderare l’intensità e di controllare la durata per far sì che ogni seduta sia efficace. Per esempio, per il tapis roulant potete aumentare la velocità o l’inclinazione a seconda del vostro grado di allenamento di partenza, le bike sono più indicate per chi ha bisogno di scaricare il peso e allenare soprattutto la parte inferiore del corpo, l’allenamento con lo stepper può essere molto faticoso e stimola i muscoli posteriori delle gambe e dei glutei, al contrario il vogatore accorda tutta l’importanza a busto, spalle e braccia. A questi si può aggiungere un circuito cardio che possa permettere anche ai meno allenati di iniziare un allenamento che incrementi la resistenza e stimoli l’appartato cardiovascolare. I circuiti si possono facilmente fare oltre che in palestra anche a casa o all’aperto.

Ragazza fa cardio fitness a casa

Esercizi cardio a casa

Fare esercizio aerobico a casa è possibile. Per una sessione completa potete unire a una corsetta leggera, qualche km in bici o il salire le scale per almeno 20 minuti, ma anche ballare a intensità costante con un circuito da fare a casa. Ricordate la ginnastica aerobica necessita di uno spazio in sicurezza, quindi accertatevi di avere un tappetino, un abbigliamento consono e calzature abbastanza ammortizzate e cimentatevi in un allenamento così composto: 40” di burpees. 60” di jumping jacks, 60” di mountain climber, 60” di squat jump e 20” di squat in isometria. Fate seguire un riposo di 60 secondi e ripetete questa sequenza per 4 volte. Oppure introducete i saltelli senza corda, gli affondi in salto, o i più classici addominali, i piegamenti sulle braccia o i saltelli con le ginocchia al petto. Concludete il tutto con una plank da tenere il maggior tempo possibile. Al termine dell’allenamento non dimenticate di effettuare almeno 20 minuti di stretching per evitare di incorrere in infortuni. Se seguirete una dieta equilibrata e assumerete abbastanza liquidi inizierete a notare in breve tempo ottimi risultati.

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Farina di Teff, la farina senza glutine che imparerete ad amare

Farina di Teff, la farina senza glutine che imparerete ad amare
Ciotola di legno con farina di teff
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Pensate a una farina senza glutine, versatile e gustosa, che vi possa aiutare in cucina per preparare ricette semplici e veloci per tutta la famiglia, vorreste poi che questa farina fosse ricca di proprietà nutritive: proteine e sali minerali in quantità. Immaginate che sia anche facilmente reperibile nei negozi specializzati. Bene, se state cercando tutto questo, probabilmente state per acquistare la farina di teff. Se invece non sapete di cosa stiamo parlando ecco alcune informazioni in merito.

Cosa è il teff

Il teff è un cereale antichissimo, tra le prime piante che l’uomo è riuscito ad addomesticare nel 4000 a.C. circa. Originario del Corno d’Africa, ovvero della regione in cui si trovano Etiopia ed Eritrea, è una pianta erbacea, della famiglia delle graminacee. Ben si adatta ai terreni nei quali viene coltivata e non teme le sensibili variazioni di temperatura. Come è facilmente intuibile, sopporta il clima caldo e può essere coltivato sia in scarsità di acqua che quando vi è idratazione abbondante. La caratteristica principale del teff è che produce semi di piccolissime dimensioni, ogni seme ha una grandezza inferiore al millimetro: è da questa particolarità che pare derivi il suo nome, Teffa, infatti, vorrebbe dire perduto e si riferisce appunto alla facile possibilità di smarrire il cereale se non maneggiato con cura. Le piccole dimensioni dei semi di teff permettono anche di coltivare grandi aree con qualche manciata di chicchi, un elemento da non sottovalutare se si parla di agricoltura africana: la coltivazione è principalmente familiare, non intensiva e quindi non meccanizzata. Il teff è molto produttivo, una singola inflorescenza dà vita a circa 1000 piccolissimi semi. Il ciclo produttivo delle piante varia dai 2 ai 6 mesi, al termine dei quali, i semi di teff vengono raccolti e possono essere conservati anche per 2 anni senza temere muffa o disidratazione. Le esportazioni di teff provengono quasi tutte dall’Etiopia e, il grande successo di cui questo cereale sta godendo nel mondo occidentale sta spingendo il Paese a modernizzare le tecniche di coltura, e sta incentivando altri paesi a sperimentarne la coltivazione, infatti negli ultimi anni se ne coltiva oramai abbondantemente anche in Spagna.

Ciotola di farina di teff sul tavolo

Teff: valori nutrizionali

Tra le tante caratteristiche che rendono questo cereale interessante per la nostra dieta, ci sono anche i valori nutrizionali del teff. Il teff crudo contiene 380 kcal per 100 grammi ed è composto dal 9% di acqua, il 73% di carboidrati, 13% di proteine, e solo 2% di grassi. Una volta cotto, invece, la quantità di acqua sale al 75%, mentre i carboidrati scendono al 20% e le proteine al 4%. È un cereale completamente privo di glutine perfetto per i celiaci o per gli intolleranti. Ricordate che la farina di teff conserva le proprietà del chicco perché, proprio a causa della microscopicità, non è possibile dividerlo dal suo involucro. Il teff contiene un buon quantitativo di calcio, tiamina, niacina e vitamina B6, ma anche fosforo, ferro, magnesio, zinco, rame e manganese. Il teff ha un basso indice glicemico.

Pagnotta di farina di teff affettata

Come si usa il teff?

Si trovano in natura diverse varietà di teff, le più comuni sono quella rossa e quella bianca dalle quali si ricavano la farina di teff scura e una più chiara, una dal gusto più delicato, l’altra decisamente più intensa. Si possono usare indistintamente in cucina o miscelare, e variano tra di loro per caratteristiche squisitamente organolettiche. II teff ha un delicato sapore di noce e un gusto dolciastro. Potete consumare il teff crudo in piccole quantità come parte croccante in piatti veloci come le insalate ricche. Se scegliete di cucinare il teff tenete a mente un elemento fondamentale: il teff è molto veloce da preparare, questo ha permesso alle popolazioni che ne usano in abbondanza di risparmiare una grande quantità di risorse energetiche e tempo per la sua preparazione. Può essere strategico anche per noi che siamo sempre alla ricerca di ricette facili e veloci per portare in tavola piatti sani e gustosi e di stagione. Se avete acquistato dei semi di teff, tostateli leggermente in una padella calda, non aggiungete grassi e aspettate che il fuoco dolce faccia leggermente scoppiettare i chicchi. Bastano 2 minuti. Togliete dal fuoco e miscelate il teff con una quantità pari di acqua, riportate la casseruola sul fuoco e lasciate che bolla, aggiungete poco sale e chiudete con il coperchio. Cucinate a fiamma bassissima per 10 minuti, spegnete e fatelo riposare per 5 minuti senza togliere il coperchio. Si può usare come si fa con il miglio, la quinoa o il farro, per realizzare primi piatti freddi con carne o pesce, o condirlo come fareste con un cous cous: basta una dadolata di ortaggi crudi per ottenere un piatto gustoso. Non dimenticate che potete inserirlo nelle zuppe, in abbinamento a verdure di stagione o ai legumi. Tenete a mente che il teff a chicco intero può essere conservato a lungo quindi non abbiate timore di farne scorta.

Biscotti con la farina di teff

Come usare la farina di teff?

Come spiegavamo in precedenza la farina di teff è sì un valido alleato per l’organismo, ma è anche versatile in cucina. Tradizionalmente viene utilizzata per preparare l’injera che è un pane fermentato che si presenta come una sfoglia soffice e spugnosa, con la quale raccogliere intingoli di stufati di carne e verdure molto speziati. Noi possiamo utilizzare la farina di teff in ricette gustose. Potete partire con ricette semplici come i crackers: mescolate 35 grammi di grano saraceno e 60 grammi di farina di teff con circa 200 grammi di semi misti; potete usare sesamo, girasole, lino, impastateli con 170 grammi di acqua bollente e 45 grammi di olio di semi di girasole. Una volta ottenuto un impasto, stendetelo in una sfoglia sottile e cuocetela in forno a 150°C per 25 minuti, tagliatela in quadratini e fate diventare croccanti per altri 20 minuti con funzione grill. Se invece siete cuochi capaci, inseritela ad esempio nella vostra ricetta preferita dei muffin senza glutine mescolandola con la farina di riso (le proporzioni sono tre parti di teff e una di riso), potete realizzarli sia dolci che salati ricordando che la farina di teff ha un gusto che sa di nocciola quindi ben si sposa con il cioccolato ma anche con le zucchine o la zucca. Utilizzatela per creare dei biscotti, questa volta in combinazione con l’avena, mescolandola con il burro di arachidi per un sapore inconfondibile. Altrimenti cucinate torte dalla consistenza rustica, arricchite da semi e frutta disidratata, o negli impasti base come la pasta matta e la pasta brisée, nel porridge per la colazione. Non ponete limiti alla vostra fantasia sperimentate con le ricette con la farina di teff.

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Benefici dello yoga: perché dedicarsi a una disciplina che ha 5000 anni

Benefici dello yoga: perché dedicarsi a una disciplina che ha 5000 anni
Benefici dello yoga
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C’è chi ama l’attività sportiva frenetica, quella fatta di sforzo fisico ad alta intensità, e chi invece predilige le discipline più blande che sviluppano la resistenza e si basano sulla concentrazione. Per tutti, nel praticare sport, si unisce l’attività motoria vera e propria, a un lavorio mentale fatto di motivazione, individuazione e controllo degli obiettivi da raggiungere e soprattutto coscienza del proprio corpo.  Se siete anche solo curiosi di quello che la mente in stretta unione con il corpo può fare, sicuramente avrete preso in considerazione di praticare yoga per riscontrare benefici sul corpo e sulla mente. Ci si avvicina allo yoga, come lo si fa con molti altri sport, con lo scopo di tonificare il corpo, allungare i muscoli, diminuire la rigidità articolare e conseguentemente migliorare lo stato dell’intero organismo, ma anche perché la meditazione è in grado di alleggerire stress e tensione. Ma capiamo meglio di cosa si tratta.

Cosa è lo yoga?

Cosa è lo yoga?

Lo yoga è una disciplina millenaria, nata nel Sub Continente Indiano. Si trovano le prime testimonianze della parola yoga già nei Veda, testi sacri degli Arii che colonizzarono l’India settentrionale intorno al ventesimo secolo a.C. In questi scritti la parola indicava il giogo che legava tra loro gli animali che lavoravano la terra. È proprio l’unione di due entità che sta alla base dello yoga come tecnica meditativa: nello yoga, infatti, si allenano parallelamente il corpo e la mente al solo scopo di raggiungere la piena consapevolezza del sé.

Essendo una disciplina tanto antica e così praticata, in Oriente e non solo, esistono moltissime varianti nella pratica dello yoga, che possono comprendere esercizi di respirazione (pranayama), meditazione, mantra e naturalmente il lavoro sulla postura del corpo. Tra varianti dello yoga contemporaneo- ben diverse da quello originario e quindi più simili a quella che riconosciamo come una disciplina sportiva- alcune sono adatte a tutti, anche ai bambini e agli anziani, necessitano di poco sforzo fisico e possono essere praticate ovunque: come l’Hatha Yoga. Altre presuppongono un buon allenamento di partenza, sono adatte a chi ha ottime capacità di concentrazione e flessibilità e permettono di mantenere asana (posizioni) anche molto complesse che stimolano varie fasce muscolari e fanno sudare tantissimo (tipo l’Ashtanga Vinyasa o il Power Yoga). Alcuni tipi di yoga necessitano di luoghi specifici in cui praticarli, ad esempio il Bikram yoga (anche chiamato Hot yoga) presuppone una temperatura ambientale di 37°C, altre tipologie, come lo Yoga della risata, hanno lo scopo primario di migliorare l’umore e alleggerire la tensione. C’è uno yoga per ognuno di noi, basta solo trovare quello più adatto.

Come iniziare a fare yoga

Per prima cosa consultate un medico per valutare se ci possano essere controindicazioni per voi nella pratica dello yoga, una volta accertata la vostra idoneità nel cimentarvi in questa disciplina, rivolgetevi a un maestro o a un personal trainer certificato: vi aiuterà a scegliere la tipologia di yoga più adatta a voi. Lo yoga è ideale per chi conduce una vita sedentaria e ha bisogno di una attività a basso impatto perché influisce sin da subito sulla postura migliorandola durante l’esercizio e garantendo una posizione più corretta anche una volta che la sessione di allenamento è conclusa. Come si comincia a fare yoga? Scegliete un abbigliamento comodo, che non renda impacciati i movimenti, dotatevi di un tappetino e eliminate qualsiasi oggetto che possa causare traumi nelle vostre vicinanze. È facile iniziare a fare yoga se si parte dal controllare la respirazione e si iniziano ad eseguire asana semplici che non richiedono sforzo. In questo modo si concentra la mente durante l’esecuzione della posizione. Man mano che il corpo si abitua a mantenere una posizione, l’allineamento migliora, aumenta la flessibilità, l’equilibrio e ovviamente si incrementa la forza.  Il miglioramento graduale è tangibile se la pratica è costante. Esistono una miriade di posizioni da tenere, alcune presuppongono il solo stare seduti o sdraiati per altre possono essere necessari anni di allenamento. Tra gli asana difficili non possiamo citare, ad esempio, Mariurasana, ovvero la posizione del pavone, che scarica tutto il peso del corpo sospeso, perfettamente allineato al pavimento, su un solo avambraccio o anche Visvamitrasana che prevede che le gambe siano divaricate completamente e tese ma mentre una sostiene il peso del corpo, l’altra rimane sollevata perfettamente in asse con la prima, le braccia sono poste l’una ancorata al pavimento, l’altra ad afferrare la caviglia sollevata, a concludere il tutto una torsione esterna del busto e la testa rivolta verso l’alto. Procedete sempre gradualmente e verificherete ben presto quali sono i benefici psicologici e fisici dello yoga.

Lo yoga fa bene?

Gli studi sugli effetti benefici dello yoga partono da molto lontano. Già all’inizio del 1900 i primi studiosi iniziarono a verificare come una pratica costante e duratura dello yoga fosse in grado di migliorare le condizioni di vita. Swami Kuvalayananda pubblicò la prima rivista scientifica relativa allo yoga nel 1924, si chiamava Yoga Mimamsa. Come è facilmente intuibile, nel corso dei decenni tali studi di sono intensificati e avvalsi delle tecniche scientifiche contemporanee. Accanto a studi sui benefici fisici dello yoga, rispetto al tono muscolare e alla elasticità tendinea, non mancano quelli nell’ambito delle neuroscienze che mirano a dimostrare quanto la pratica dello yoga possa portare benefici psicologici, passando, ovviamente, per l’allenamento del corpo. Anche se spesso la comunità scientifica ha dibattuto sulla vera potenzialità di questa disciplina, ponendo l’accento sulla esiguità del campione di riferimento esaminato, la comunità medica tende a valutarne nel complesso i benefici scientifici.

- Lo yoga aiuta l’apparato cardio respiratorio. Praticare yoga aiuta a diminuire la frequenza cardiaca, rafforza il cuore e permette una ossigenazione maggiore dell’organismo. Sommato alle tecniche di respirazione, che permettono di inspirare più lentamente e profondamente, permette di incrementare anche la capacità polmonare. Motivo per il quale è scelto da molti atleti per completare il proprio piano di allenamento.

- Lo yoga migliora la postura. Come spiegavamo, mantenere un asana fortifica il nostro apparato muscolo scheletrico per questo, una volta completata la nostra sessione di yoga, il nostro corpo conserverà la memoria motoria della postura, portandoci ad assumere posizioni corrette anche mentre stiamo comodamente seduti o dormiamo.

- Lo yoga aumenta la flessibilità. I dottori lo ripetono di continuo: prima di una qualsiasi attività fisica occorre riscaldare i muscoli stirandoli gradualmente per scongiurare problemi durante l’allenamento, questa operazione deve essere ripetuta anche alla fine di una sessione di allenamento. E cosa c’è di meglio che degli asana per allungare i muscoli e rendere ancora più flessibili le articolazioni?

- Lo yoga aiuta a tonificare e rassodare. Con lo yoga possono essere attivate tutte le fasce muscolari presenti del nostro corpo, per ottenere allineamento per lungo tempo inoltre, sono proprio i muscoli antagonisti a lavorare alternativamente permettendoci si rassodare e tonificare tutto il corpo.  

- Lo yoga stimola il metabolismo. Come tutte le attività che presuppongono movimento e fatica, anche lo yoga può dare una scossa al nostro metabolismo, ricordiamolo sempre: i muscoli hanno necessità di rinnovarsi continuamente se sottoposti a sforzi, e tanto più si rinnovano tanta più energia consumano.

- Lo yoga aiuta a controllare il peso. Lo yoga, soprattutto nelle sue varianti più complesse, è una pratica che alterna movimento aerobico e anaerobico, in cui a essere stimolato è il corpo nella sua interezza sia a livello scheletrico che muscolare e articolare. Proprio per questo, abbinare lo yoga a uno stile di vita sano e a una corretta alimentazione può aiutare a mantenere a lungo il peso forma e il corpo in perfetta salute.

- Lo yoga aiuta a ridurre stress e depressione, secondo alcuni studi riportati dall’ American Psychological Association praticare yoga con costanza diminuirebbe i disturbi legati all’umore, all’alimentazione e all’ansia. Associando lo yoga alle terapie specifiche di ogni patologia, si tende a aumentare l’efficacia di queste ultime.

- Lo yoga aiuta a mantenere la concentrazione. La pratica dello yoga è tutta basata sulla focalizzazione e il raggiungimento di un obiettivo, che può essere il perfetto equilibrio in un asana complesso o semplicemente mantenere il proprio respiro profondo e costante. Quindi raggiungere un obiettivo durante il proprio allenamento vi farà familiarizzare con questa metodologia anche nella vita di tutti i giorni.

- Lo yoga aiuta il sonno. Introducendo un nuovo modo di respirare, inducendo stati di meditazione profonda e rilassando il corpo si impara a dormire in maniera più soddisfacente. Il giusto equilibrio tra sonno e veglia è garanzia fondamentale per mantenere il metabolismo attivo e scongiura la malsana abitudine delle abbuffate notturne.

Quindi perché non inserire lo yoga tra le discipline da provare quanto prima?

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Cosa è il Crossfit e come capire se è la disciplina che fa per te

Cosa è il Crossfit e come capire se è la disciplina che fa per te
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Non chiamatelo sport! Non gli renderete giustizia. Per chi lo pratica, il CrossFit è uno stile di vita: parte dall’allenamento frequente e di breve durata e include una alimentazione controllata, prevede un rafforzamento dell’intero fisico e mira al benessere personale. Se rifuggite da una routine di allenamento sempre uguale a se stessa, l’alta intensità non vi spaventa e un corpo reattivo e tonico è il vostro obiettivo, allora potrete prendere in considerazione di iniziare a fare Crossfit. Ma prestate attenzione dovete essere pronti ad allenarvi al massimo delle vostre capacità in quanto a forza e velocità e incrementare flessibilità, equilibrio e agilità. Se siete curiosi di capire se il CrossFit è adatto a voi tutti ecco una pratica guida a questa disciplina.

Chi ha inventato il CrossFit?

Già negli anni Settanta Greg Glassman, ex ginnasta americano, iniziava a ideare quello che nel giro di 30 anni sarebbe diventato un programma di allenamento brandizzato diffuso e amato. Nel 2000 infatti nasceva CrossFit Inc, una società che, partita 5 anni prima da palestra a Santa Cruz in California, vanta ad oggi il circuito di centri fitness più grande del mondo: ne conta infatti circa 13.000. Una comunità di trainer e di sportivi con un unico obiettivo: riuscire, attraverso l’attività fisica, a migliorare non solo le prestazioni fisiche ma anche la salute di chiunque pratichi CrossFit. Una comunità variegata che, da pochi mesi a questa parte, è guidata da Dave Castro, dopo l’addio del fondatore Glassman. Ma cosa ha reso tanto popolare questa disciplina?

Cosa è il CrossFit

Niente pigrizia o approcci lenti. Uno dei mantra del CrossFit è “forte e veloce”, se inizierete a praticare questa disciplina preparatevi a fare allenamento anche 5 o 6 giorni a settimana, in sedute brevi ma intense, combinando movimenti funzionali che rimandano a diverse discipline, in workout sempre diversi tra loro. In una spirale ad intensità crescente che, non solo vi porterà a tonificare tutto il corpo, ma vi permetterà di imparare sempre nuovi sport. Ideale per chi non ama le routine e si pone sempre degli obiettivi sfidanti da raggiungere. D’altronde l’intento è chiarito dal nome: cross in inglese vuol dire incrociare ed è quindi dall’incontro di diverse pratiche sportive che nasce questa disciplina. Se in passato avete praticato sollevamento pesi, pliometria, powerlifting, ginnastica ritmica, corsa o nuoto, avrete ben presto familiarità con i movimenti. Se invece non avete mai praticato queste discipline, preparatevi ad utilizzare manubri, bilancieri, anelli, ma anche bande di resistenza, corda per saltare, palle mediche, kettlebell, vogatori e semplici tappetini per un programma costantemente vario, ad alta intensità, che soprattutto comprenda movimenti funzionali. Siete ancora curiosi?

Come iniziare crossfit

Come iniziare a fare crossfit? Come tutte le attività sportive. Dopo aver consultato il vostro medico ed esservi affidati a un personal trainer in un centro affiliato, potrete iniziare a praticare CrossFit, prima in maniera blanda, ma sin da subito con intensità crescente. La caratteristica fondamentale di questo tipo di allenamento è la scalabilità: è questo che rende il Crossfit adatto a tutti. Ogni personal trainer sarà in grado di variare l’intensità degli esercizi basandola sullo stato di allenamento individuale. Si può ridurre lo sforzo necessario a eseguire ogni singolo esercizio semplificandolo o semplicemente diminuendo le ripetizioni da compiere in un dato tempo. Per questo è fondamentale che a seguire il vostro allenamento di CrossFit ci sia un istruttore specializzato che tarerà il carico e controllerà la corretta esecuzione dell’esercizio e chiaramente monitorerà i progressi. Come per tutte le discipline, quando iniziate a fare CrossFit, tenete d’occhio l’obiettivo: è Glassman stesso a chiarirlo: “Lo scopo è ottimizzare l'abilità fisica in ognuno dei 10 domini di fitness riconosciuti.” Ecco quali sono: la resistenza cardiorespiratoria, la resistenza muscolare, la forza, la flessibilità, la potenza, la velocità, la coordinazione, l’agilità, l’equilibrio e non per ultima la precisione. Un approccio totalizzante per l’appunto.

Praticare CrossFit inoltre prevede il controllo dell’alimentazione, gli istruttori raccomandano di seguire, sotto controllo medico, una dieta che unisca l’assunzione di carne e vegetali, frutta secca e semi, a qualche frutto, pochi amidi e niente zuccheri aggiunti. Un regime che potremmo facilmente definire a zona che non demonizza o elimina nessun macro nutriente anche se predilige un alto consumo proteico allo scopo di dare al corpo energia per sopperire alle routine serrate che il CrossFit comporta.

Come è composto un allenamento di CrossFit

Una lezione solitamente prevede 5 fasi. Si parte, come sarebbe opportuno sempre fare quando si inizia ad allenarsi, da una sessione di riscaldamento. Tutti i muscoli tornano al movimento e vengono allungati allo scopo di non comprometterne la salute e la reattività. Segue una fase in cui si incrementa la forza e una in cui si migliora la tecnica, in questi due momenti il personal trainer spiega passo passo gli esercizi da svolgere e come eseguire i movimenti in tutta sicurezza, permettendo a ciascun atleta di perfezionare l’esecuzione. Segue il momento del Work Of The Day e si conclude con un’altra sessione di allungamento. Quello che i Crossfitter chiamano Wod altro non è una routine che varia giorno per giorno e che mescola gli esercizi in modo ragionato ma sempre nuovo. Ogni Wod mira a allenare tutto il corpo, variando le fasce muscolari coinvolte, non dimenticando di implementare la forza, la flessibilità e l’equilibrio e cercando di stimolare il condizionamento metabolico.

Quali sono i benefici e controindicazioni del crossfit?

Quali sono i benefici e controindicazioni del crossfit?

I benefici del Crossfit sono molteplici. Come molte discipline ad alta intensità anche il Crossfit aiuta a velocizzare il metabolismo, attraverso l’allenamento dei muscoli che richiedono al corpo una dose di nutrienti maggiori per sopperire allo sforzo. In questo modo si riesce a ridurre sensibilmente la massa grassa e a implementare massa magra. Se eseguito con costanza e legato a una dieta bilanciata, ne deriva nel medio periodo, sì un calo ponderale, ma anche una tonificazione generalizzata. Allenandosi con una intensità alta però si può incorrere più facilmente in infortuni, è per questo che dovete eseguire allenamenti di Crossfit sotto l’occhio vigile di un personal trainer che saprà come correggere le posture ed evitare che sorgano problemi e soprattutto personalizzare la routine di allenamento in base alle potenzialità di ognuno.

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Come affrontare il ritorno a scuola?

Come affrontare il ritorno a scuola?
Bambina con zaino sulle spalle per mano alla mamma
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Per i genitori coincide con la fine dell’estate uno degli eventi più importanti dell’anno. Se avete dei bambini in casa, o degli adolescenti, avete coscienza del fatto che la fine delle vacanze corrisponde al ritorno a scuola. Per alcuni l’arrivo di settembre è un momento magico in cui all’ozio estivo si sostituirà l’operosità autunnale, il caldo si farà meno torrido, si tornerà a incontrare i compagni, per altri è uno dei periodi più complessi in cui si ricomincia una nuova routine e questo può portare a sviluppare, nei più piccoli ma anche nei genitori, stati di nervosismo e confusione. I bambini, si sa, sono sensibili ai cambiamenti, una nuova avventura li eccita ma può anche atterrirli con pensieri nuovi e malesseri che non vanno sottovalutati. Sta a noi genitori accompagnarli in un percorso di avvicinamento, sta a noi suggerire ai bambini come affrontare il ritorno a scuola.

Non esiste un modus operandi universalmente valido per sopperire al problema dell’inserimento scolastico, alla ripresa di una quotidianità che in estate diventa un pallido ricordo; ci sono però dei consigli per il rientro a scuola che ciascuno di noi può seguire per aiutare i bambini ad affrontare un anno scolastico al meglio, che siate insegnanti o genitori.

Quindi mettetevi comodi e seguite questi 4 semplici punti che vi renderanno più semplice il ritorno a scuola.

  1. Ascoltare e raccontare

Nulla è più importante di instaurare un rapporto di fiducia con i bambini. Essere per loro un punto di riferimento e istituire una relazione emotiva stabile, sono i primi passi per facilitare il loro ritorno a scuola. Parlare durante l’estate della scuola, li aiuterà a non allontanarsi troppo dal pensiero di tornare a studiare. Provate a chiedere a vostro figlio degli aneddoti divertenti dell’ultimo anno, un argomento di studio che gli è piaciuto particolarmente, chiedetegli di raccontare un viaggio studio o una esperienza indimenticabile. Questo metodo fisserà nella memoria i momenti più gioiosi dell’anno e darà l’entusiasmo di vivere altri giorni speciali. Se invece il bambino dovesse avere preoccupazioni per il futuro, tranquillizzatelo senza minimizzare la sua esperienza. Ricordate insieme a lui come da piccoli avete affrontato le difficoltà e le avete superate, chiedete quale sia la soluzione migliore per venir fuori da situazioni complesse. Questo approccio svilupperà la sua autonomia decisionale e aumenterà la fiducia in loro stessi. Se invece vostro figlio non riuscisse ad esprimere i suoi sentimenti, imparate ad avvistare i segnali non verbali dei suoi stati d’animo. Spesso i bambini ansiosi lamentano malesseri fisici (mal di testa, mal di pancia, insonnia), questi stati spesso sono un semplice indicatore dello stato psicologico del bambino. Non sottovalutateli, aiutateli a rilassarsi con attività ricreative che accrescano la capacità di esprimere sentimenti: avete mai pensato a metter su un teatro con le marionette o far raccontare loro delle storie?

Bambino intento a fare i compiti
  1. Avvicinamento graduale

Nessuno è pronto se viene catapultato da un momento all’altro in una situazione nuova, non lo sono gli adulti, figurarsi i bambini. Alla luce di questo è auspicabile che il rientro a scuola sia, quanto più possibile, graduale. Come prima cosa occorre non perdere familiarità con lo studio durante l’estate: i compiti a casa servono a questo. Ma al di là del testo che le maestre hanno scelto, ci sono una infinità di attività divertenti da fare insieme. Leggere un racconto sotto l’ombrellone, dividere equamente le ciliegie nel cestino del pranzo di ogni componente della famiglia prima di un picnic, disegnare come facevano gli uomini prestorici su un sasso trovato in spiaggia, sperimentare cosa succede se si lascia una lenticchia in un batuffolo di ovatta umido per qualche giorno, sono solo alcune delle attività che terranno il vostro bambino allenato all’apprendimento anche durante le vacanze. Il passaggio di grado o il trasferimento in un’altra scuola poi è una delle prove più difficili, provate visitare insieme la nuova scuola, fare un giro nei dintorni e scoprire se ci sono punti di interesse (un parco, una biblioteca o un negozio di animali), se possibile conoscete per tempo le nuove maestre. Spiegate loro il programma di studio che affronteranno, immaginate insieme quale potrà essere la nuova routine, scegliete le attività da fare fuori dalla scuola durante il pomeriggio.

Banco con astuccio, penne, quaderni e bambini intenti a studiare
  1. Coltivate pensieri positivi

Essere felici è facile se sai come farlo. Durante l’estate è meraviglioso passare le giornate tra tuffi o passeggiate all’aria aperta, giocando da soli, con i fratelli, la famiglia o stringendo nuove amicizie. Invogliateli a collezionare ricordi felici anche con persone che fanno parte della loro vita scolastica, non perdete i contatti con i compagni di classe, fate scrivere loro dei messaggi se sono lontani, permettete loro di scambiarsi foto o giocare on line per qualche ora al giorno. Mantenere le amicizie aiuterà a rafforzare i legami e insegnerà ai piccoli il valore della amicizia. Se il bambino è particolarmente creativo potete fargli trascorrere i rari giorni di brutto tempo a prepararsi per il nuovo anno scolastico. Fate shopping: comprate matite, penne e quaderni scegliete quelli più adatti e quelli che più stimolano la fantasia. Potete comprare quaderni dalla copertina monocromatica e studiare insieme una illustrazione a tema da realizzare. In quello di lingua campeggeranno lettere, in quello di matematica i numeri, per scienze potrete raffigurare fiori e foglie. Non dimenticate il diario, che il piccolo potrà personalizzare a suo piacimento. Sarà un ottimo modo per impiegare un pomeriggio insieme.

Sedie e banchi in un’aula scolastica
  1. Tutto sta nell’iniziare

Ricordate che le routine di iniziano un passo alla volta, per un ritorno graduale alla vita consueta introducete poco alla volta le nuove abitudini. Mettete i bambini a letto ad un orario congruo con il loro bisogno di riposo, anticipate di qualche minuto la sveglia in modo da abituarlo al ritmo invernale. Non dimenticate di aiutare il bambino con una alimentazione sana e equilibrata, che gli dia tutti i nutrienti necessari e tanta energia per affrontare il ritorno a scuola. Invogliate i bimbi a mantenere un proprio ordine tra gli oggetti scolastici, se la mattina si è colti da una indomabile pigrizia potrete preparare lo zaino la sera precedente, potete scegliere gli indumenti da indossare in base alle temperature o anche alle emozioni. Rosso se vuoi una dose di coraggio, dinosauri se a scuola parlerete di storia, una comoda salopette se andrete in cortile a fare esperimenti, suggerite gli abbinamenti più adeguati ma lasciando loro la possibilità di autodeterminare il proprio guardaroba. Soprattutto non pretendete da loro che siano reattivi al massimo sin dal primo giorno. La parola d’ordine è gradualità. I risultati verranno e l’anno scolastico finirà con gioia proprio come è iniziato! 

Meglio correre o camminare?

Meglio correre o camminare?
Due donne all’aria aperta che fanno sport e camminata
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+ sport

Se potessimo chiedere a ciascuno di voi qual è il metodo meno costoso e più semplice per fare attività fisica, siamo sicuri che molti risponderebbero correre o camminare. Per fare queste due attività non serve altro che un abbigliamento consono, un terreno adatto e sgombro da pericoli e tanta buona motivazione. Ma in realtà, dietro una camminata o un training di corsa ci sono molti elementi da tenere in considerazione. Se state pensando alla corsa come prossima attività da inserire nella vostra routine settimanale, noi consigliamo di iniziare gradualmente a informarsi su pro e contro di ognuno di questi sport e di consultare il proprio medico prima di intraprendere una qualsivoglia attività motoria. Una volta tenute a mente queste semplici regole preliminari potrete decidere qual è lo sport adatto a voi. Ma facciamo un po’ di chiarezza.

Un uomo e una donna che fanno sport al tramonto

Qual è la differenza tra footing, jogging e running?

Semplificare è una cosa che ci viene naturale, ma dietro una corsetta o una passeggiata c’è un mondo che vi affascinerà. Come prima cosa bisogna distinguere tra le varie discipline: il footing, il jogging, il running ma anche trekking o hiking.  Non esistono delle definizioni universalmente date, ma se ne può tracciare un quadro abbastanza completo in poche semplici mosse.

  • Quando parliamo di footing dobbiamo ricordare che si tratta di un lemma della lingua inglese che abbiamo adottato, dandone una connotazione tutta italiana. Il footing per gli anglosassoni è il tenersi saldi con un solo piede in una condizione di sforzo, può essere quella di un terreno scosceso o del corpo in movimento costante. Per noi invece è il camminare in modo spedito o la corsetta lenta. Viene praticato quasi sempre all’aria aperta e il suo scopo è quello di indurre il corpo a uno sforzo leggero derivato dalla camminata veloce o corsa e quanto più possibile costante.
  • Il jogging invece è quella corsa ad andamento non troppo sostenuto che utilizziamo per mettere in moto il nostro corpo, bruciare qualche caloria, senza stressare troppo l’organismo, anzi al quasi unico scopo di rimettere in movimento determinati gruppi muscolari soprattutto delle gambe e della schiena. Qualcuno la definisce come una corsa che non superi i 10 km all’ora mantenendo in ogni momento del movimento contatto con il terreno.
  • Discorso a parte va fatto per il running. Solitamente si definisce corsa quella che viene fatta a livello agonistico, con obiettivi precisi, con lo scopo di migliorare costantemente le prestazioni del fisico. Per questa attività occorre affinare una tecnica di corsa, studiando la postura della parte superiore del busto, il movimento di piedi e gambe, la falcata, il ritmo da seguire.
  • Anche tra hiking o trekking c’è differenza. Il primo è una camminata all’aria aperta, in cui si percorrono distanze anche notevoli con dislivelli più o meno importanti. Questa attività viene svolta nell’arco di una sola giornata mentre se parliamo di trekking spesso ci riferiamo a camminate outdoor che presuppongono più giorni di fila di allenamento. Elemento importante di queste due attività è il paesaggio e in qualche caso l’esplorazione attraverso sentieri e percorsi protetti.

Quando si parla di fare esercizio fisico, ognuno sceglie l’attività che più gli è congeniale, la maggior parte delle persone si divide tra chi è sedentario e chi invece è attivo, i primi sceglieranno una attività più blanda i secondi vorranno praticare uno sport ad alta intensità. Che apparteniate a l’una o all’altra categoria vi sarete chiesti spesso se è meglio correre o camminare?

Focus sulla suola di una scarpa da ginnastica

Corsa o camminata: quale scegliere.

Ovviamente il confronto tra i due sport non può sancire quale sia il migliore in modo assoluto, vanno verificate moltissime variabili proprie di ciascun atleta. Come per tutti gli sport anche per il running o la camminata, la cosa che conta è la condizione fisica di partenza e ovviamente l’obiettivo che si vuole raggiungere. Se avete bisogno semplicemente di rompere la routine quotidiana, con un po’ di attività blanda all’aria aperta valutate il jogging o il footing, se invece volete avete un obiettivo specifico da perseguire, è bene rivolgersi a un esperto. Sarà un dottore a verificare qual è il vostro livello di partenza e la meta da raggiungere. Insieme a lui capirete quante volte correre ogni settimana, per quanto tempo bisogna camminare, quali distanze percorrere per rimanere in forma. Potrete decidere insieme l’andatura che è più adatta a voi verificando lo sforzo cardio respiratorio e la resistenza del vostro organismo a uno stimolo più o meno intenso. Senza perdere mai di vista quali sono i pro e i contro di ogni attività. Ricordate che si tratta per entrambe le discipline di un esercizio aerobico che è tanto più efficace quando è prolungato nel tempo e svolto con regolarità all’interno di una routine settimanale. Provate a iniziare l’allenamento sotto controllo di un personal trainer; sia la corsa che la camminata necessitano di una postura specifica e sono molto più facili da affrontare se si impara la respirazione corretta. Con l’aiuto di un esperto verificate se per voi è meglio camminare o correre.

Il dispendio energetico maggiore si ha ovviamente con una corsa a velocità moderata, questa brucia fino al 30% in più rispetto a una camminata lenta a parità di distanza coperta. Per una corsa efficace però occorre allenarsi a giorni alterni e durante la sessione tenere costante l’andatura per almeno 30 minuti, quindi sarebbe opportuno trovare una andatura a voi congeniale e mantenerla quanto più possibile costante evitando di interrompere l’allenamento per la troppa fatica. Iniziate con i 5 km orari e incrementate gradualmente nelle settimane successive. Ricordate che correre velocemente però non corrisponde a un aumento esponenziale del dispendio energetico, quindi scegliete il passo e correte per la vostra strada, ma attenzione agli infortuni. A essere sollecitate nella corsa saranno le articolazioni di caviglie, ginocchia e anche e tutti i muscoli della parte inferiore del corpo, per evitare spiacevoli stop causati dalla sovrastimolazione dell’apparato muscolo scheletrico non dimenticate di fare almeno 20 minuti di riscaldamento prima ogni sessione di corsa e di completare l’allenamento con un allungamento, di controllare la tenuta delle vostre scarpe e la sicurezza del terreno.

Persone che corrono sul tapis roulant

Se siete più in avanti con l’età e vi chiedete se a 50 anni meglio correre o camminare, ricordate che i rischi aumentano con l’aumentare dell’età. Quindi preferite una camminata sostenuta e non dimenticate, in qualsiasi caso, di abbinare un lavoro anaerobico (anche casalingo) in cui, seguendo i consigli di un personal trainer, aumenterete la massa muscolare di sostegno per la corsa o la camminata. Il vostro medico vi saprà consigliare qual è il giusto mix per il vostro stato fisico.

Man mano che farete della corsa o della camminata la vostra attività preferita impostate, sotto controllo medico, l’alimentazione più corretta. Ricordate di reintrodurre i sali minerali che avrete disperso sudando in modo da non avere carenze vitaminiche o di nutrienti: bere è molto importante e questi sport vanno praticati lontano dai pasti. Se avete scelto di correre o camminare per ritornare in forma, aggiungendo anche un allenamento anaerobico indoor o all’aperto, il corpo si tonificherà gradualmente e con poco sforzo. E quindi allacciate le scarpe, è l’ora del riscaldamento.

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Consigli utili su come conservare le torte salate

Consigli utili su come conservare le torte salate
Ritagli di torta salata alle zucchine
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Versatili, facili da fare ed estremamente buone, le torte salate sono l’idea che cerchi quando non sai cosa preparare e hai molti ingredienti con i quali vuoi mettere alla prova la tua fantasia. Hai ospiti che vuoi deliziare, o un pranzo all’aperto da preparare: ecco il piatto che fa per te. Prepari con facilità una torta rustica, ti basta una base di qualità e qualche ingrediente fresco, ne cucini in abbondanza e dopo cena o dopo una festa tra amici, quando ne avanza qualche pezzo ti chiedi come conservare le torte salate?  Gioca in anticipo e preparati per riporre gli avanzi. Ecco alcuni pratici consigli per non sprecare cibo e gustare più a lungo le tue torte salate fatte in casa. 

Preparazione di una torta salata

Come conservare le torte salate

Quando devi preparare una cena a buffet con gli amici, devi pianificare l’utilizzo del forno in base ai tempi di preparazione di ciascuna ricetta. Ogni torta salata, infatti, ha una temperatura ideale di cottura e un tempo necessario affinché sia ben cotta e gli ingredienti raggiungano tutti la giusta consistenza. Puoi seguire un semplice trucco per conservare le torte rustiche prima di cena. Alterna torte da servire fredde, a quelle da portare in tavola tiepide e a quelle (ci riferiamo alle torte che devono filare) da mangiare quando sono ancora calde. Quelle vegetariane possono essere servite fredde, in questo modo ad essere esaltato sarà il sapore degli ortaggi. Se vuoi decorare la tua torta salata con ortaggi crudi, aggiungili freschi sulla superficie solo dopo la cottura della tua torta salata. Quelle a base di uova e panna o comunque cremose sono più gradevoli tiepide. Se hai preparato una torta salata con carne servila ancora fumante. Le torte fredde e tiepide possono essere preparate in anticipo, ma ricorda di porzionarle solo una volta raffreddate, per le calde invece porta a tavola il coltello e la paletta per ottenere fette perfette.  

.Se dovessero avanzare disponile ordinatamente in un contenitore con chiusura ermetica e riponile in frigo per un massimo di 48 ore. Ricorda di non mescolare torte con ingredienti diversi nello stesso contenitore, puoi separare quelle a base di carne da quelle vegetariane in modo tale che anche il più sbadato dei tuoi coinquilini non ne mangi una fetta che non ama per sbaglio. Tieni a mente, inoltre, di non stipare i contenitori con molta più torta di quanta ne possano contenere: la crosta croccante deve rimanere intatta perché quando le tirerai fuori dal frigo, oltre che buonissime dovranno essere ancora belle da vedere. Preferisci riscaldarle in forno piuttosto che al microonde o in padella prestando attenzione che non brucino.  

Torta salata al salmone tagliata in uno spicchio

Posso conservare la torta fuori dal frigo?

Conservare una torta salata fuori dal frigo è una pratica molto comune ma che può avere qualche controindicazione. I cibi cotti infatti possono essere conservati a temperatura ambiente, posto che la temperatura sia mite o fredda, con il caldo i cibi deperiscono velocemente e si può incorrere in variazioni del sapore ma soprattutto può esserne inficiata la salubrità. Se stai preparando la cena e vuoi servire delle torte salate fredde non aver timore di lasciare che si stemperino a temperatura ambiente, in inverno chiudile in un contenitore a campana o mettile al riparo da attacchi di fame altrui, sotto una tendina in velo. In estate, soprattutto con temperature torride, ti sconsigliamo di agire alla stessa maniera. Se intendi consumare le torte salate pronte molte ore dopo la cottura, lascia che raggiungano temperatura ambiente e solo dopo conservale in frigo avendo cura di coprirle con uno strato di alluminio per alimenti ben sigillato in modo che non prendano gli odori del frigo.

Una torta salata si può congelare

Se i tuoi amici hanno disdetto all’ultimo momento o la pioggia ha rovinato i tuoi piani per il week end facendo saltare il pic-nic che pianificavi, non temere, una torta salata si può congelare. Per prima cosa stendi la pasta in una teglia, disponi il ripieno, completa con un altro strato di pasta oppure procedi a decorare la superficie. Preriscalda il forno alla temperatura desiderata e cuocila per il tempo previsto dalla ricetta, toglila dal forno, fai raffreddare. Non cercare di abbreviare i tempi di riposo; per garantire la salubrità del congelamento e la conservazione nel tuo freezer la torta dovrà essere fredda prima di essere congelata. A questo punto scegli se ricavare delle fette, decidendo quante porzioni racchiudere in un unico contenitore, oppure se congelarla tutta intera. Se scegli la seconda opzione avvolgi con cura la torta con un foglio di pellicola e disponila ben dritta in un cassetto del congelatore. Quando congeli la torta salata ricorda di scrivere la data di congelamento sul contenitore in cui la conservi. Ovviamente non sovrapporre altri surgelati o non schiacciarla in freezer, il guscio di pasta deve rimanere intatto e avvolgere ancora il ripieno. Quando vorrai mangiarla, tirala fuori dal freezer e riponila nel frigorifero fino a completo scongelamento.  Riscalda la torta in forno; la torta è pronta quando è calda al cuore. Otterrai torte fragranti come appena sfornate che ti salveranno la cena. Se non vuoi farla scurire troppo ricorda che puoi coprirla con un foglio di alluminio.  

In ogni caso tieni a mente che si può congelare la torta salata se si seguono semplici ma importanti regole.  

  • Non si possono congelare gli alimenti più volte. Quindi se per la tua torta salata hai utilizzato quei funghi che avevi trifolato 2 settimane fa e che avevi conservato in freezer, la torta non potrà essere congelata dopo la cottura. Dovrai mangiarla subito. 

  • Ricorda: non tutti gli ingredienti amano le temperature del freezer, se i composti a base di uova non temono il congelamento, così come i formaggi, la carne o il pesce fresco, le verdure o i salumi invece potrebbero cambiare di molto la loro consistenza e soprattutto il sapore. Quindi fai attenzione al contenuto della farcitura. 

Uomo che inforna una torta salata
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Come prevenire il raffreddore?

Come prevenire il raffreddore?
Come prevenire il raffreddore?
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+ salute

Il naso che cola o è congestionato, gli starnuti che si susseguono, un improvviso mal di gola, la febbre che sale, i dolori muscolari e quel malessere generale che debilita. La sensazione la conoscete, sono i sintomi tipici di un raffreddore in arrivo. Prevenire il raffreddore è semplice se si rispettano alcune semplici regole di buon senso e se si aiuta il nostro organismo a difendersi dall’attacco dei virus. Ma partiamo dal principio: conosciamo il nostro nemico.

Cosa è il raffreddore?

Il raffreddore è un'infezione virale dovuta al contatto del nostro organismo con il rhinovirus. Gli agenti virali entrano nelle nostre vie aeree per contatto o inalazione e, da lì, penetrano nel nostro organismo. Il nostro sistema immunitario, allertato dalla presenza di questi agenti esterni, combatte la presenza del virus. Il processo infiammatorio attivato dal nostro sistema immunitario a seguito dell’entrata in contatto con il virus, si manifesta con sintomi a carico, principalmente, di naso, gola e trachea ovvero gli organi in cui sia presente la mucosa respiratoria. Iniziamo quindi ad avvertire i sintomi del raffreddore. Questi ultimi sono causati, dunque, per la maggior parte, dalla risposta immunitaria del nostro corpo all'infezione, sono, in altre parole, già una dimostrazione tangibile che il nostro organismo sta combattendo per guarire.

Il raffreddore non va confuso con l’influenza che è causata da virus diversi né con diverse forme di allergia seppure i sintomi sembrino combaciare. Curato adeguatamente, sotto controllo medico, il raffreddore può essere sconfitto in pochi giorni, è, però, una patologia che si trasmette facilmente attraverso numerose vie di contagio e se trascurato può essere propedeutico all’insorgere di patologie più gravi. È opportuno dunque rispettare fedelmente semplici regole di igiene per limitare di molto l’incidenza della malattia. Non appena avvertite questi sintomi rivolgetevi al vostro medico di famiglia sarà lui a diagnosticare il raffreddore e a curarlo adeguatamente.

Perché ci raffreddiamo in inverno?

I disturbi da raffreddamento sono più frequenti nella stagione invernale ma non per le motivazioni che pensiamo valide. Le temperature che scendono, i primi freddi ai quali non eravamo più abituati non sono gli agenti scatenanti della malattia e neanche lo stress o il lavorio serrato dei mesi invernali. Se vi siete attardati con il cambio di stagione e il golfino di cotone è diventato d’un tratto troppo leggero per ripararvi dalle folate di vento invernali ricordate che prendere freddo aiuta il virus a penetrare nel nostro corpo. Il freddo non rende il virus più cattivo, siamo noi a diventare più vulnerabili. Così come ci rende più deboli lo stress e la mancanza di riposo pur non essendo la causa del nostro raffreddore. Se le giornate sono fredde inoltre si frequentano, per forza di cose, luoghi affollati in cui la possibilità di contrarre il virus aumenta. In autunno inoltrato e in inverno, il freddo rallenta i movimenti delle cellulle ciliate nelle nostre mucose e quindi rallenta anche il movimento del muco deputato a trattenere il virus e non farlo penetrare all’interno del corpo. Per questo è fondamentale aiutare il nostro sistema immunitario in inverno, in modo da renderlo più forte per combattere gli attacchi esterni. Ma come evitare il raffreddore? Ci sono dei metodi naturali che aiutano a rinforzare e prevenire il raffreddore in maniera semplice ed efficace. Vediamo quali sono.

Come prevenire il raffreddore naturalmente

Come prevenire il raffreddore naturalmente

Se è vero che esistono molte false credenze sul raffreddore è altresì confermato che una alimentazione equilibrata e delle abitudini sane possono aiutarci a prevenire il raffreddore, agendo in primo luogo sul nostro organismo rafforzando le difese immunitarie. Ecco quindi 10 semplici regole che ci aiutano a capire come evitare di prendere il raffreddore.

  1. Lavarsi spesso le mani ed evitare di toccarsi il naso, la bocca e gli occhi con le mani sporche. Questo fa sì che, qualora il virus sia presente sulle superfici intorno a noi, questo non venga a contatto con parti sensibili del nostro corpo
  2. Non sostare troppo tempo nei luoghi chiusi e non arieggiati, per diminuire la probabilità di contrarre il virus.
  3. Evitare di soffrire il freddo, preferire un abbigliamento modulabile in base alla temperatura esterna: evitare maglioni troppo pesanti se si sosta a lungo in un luogo caldo e allo stesso modo preferire abbigliamento adatto alle basse temperature se si passa molto tempo fermi all’aperto.
  4. Dormire aiuta il nostro organismo a combattere meglio l’attacco dei virus; soprattutto in soggetti più a rischio come bambini e anziani riequilibrare il sonno e la veglia può aiutare a non incappare in un brutto raffreddore o comunque a sbarazzarsene senza troppe gravi conseguenze.
  5. Bere molti liquidi ci garantisce di mantenersi idratati, poiché il raffreddore spesso causa sudorazione dovuta alla febbre e può portare a perdita di liquidi attraverso uno sbalzo dei comuni cicli digestivo-intestinali Evitate, pertanto, bevande che ci disidratano come caffè o alcool o cibi troppo elaborati che rallentano la digestione.
  6. Bere liquidi caldi come tè e tisane aiuta a decongestionare le vie respiratorie. Scegliete di realizzare un infuso di limone e zenzero entrambi ingredienti ricchi di vitamina C, utile per l’organismo e per rafforzare naturalmente le difese immunitarie. Ma non dimenticate il caro buon vecchio brodo di pollo che, oltre a idratare e a decongestionare, permette di assumere proteine facilmente assimilabili.
  7. Assumere alimenti come il miele è ricco di sali minerali come potassio, calcio, fosforo, magnesio, zolfo, sodio, ferro, rame, manganese e di vitamine A, C e vitamine del gruppo B, ed è un lenitivo per il mal di gola sia assunto da solo che sciolto in una bevanda calda.
  8. Mangiare molta frutta e verdura fa si che nell’organismo siano introdotti molti sali minerali e vitamine che aiutano il sistema immunitario. È il caso della sempre apprezzata spremuta di agrumi fatta al momento mescolando arance, limone e pompelmo per fare il pieno di vitamina C.
  9. Assumere yogurt e fermenti lattici aiuta il nostro microbiota a rinforzarsi, quindi anche qualora siate già stati colpiti da raffreddore, tenderete a guarire più facilmente se la vostra flora è in salute.
  10. Provare con la suffumigazione se si ha già il raffreddore. Il suffumigio altro non è che una pratica semplice da realizzare anche in casa. Prendete una pentola d’acqua bollente nella quale avrete disciolto bicarbonato e oli essenziali ponetela su un piano al di sotto del vostro volto e inalate i vapori che ne fuoriescono, scegliete di coprire la testa con un asciugamano per un'efficacia potenziata. Potete scegliere gli oli con azione espettorante, disinfettante e lenitiva come eucalipto, sambuco, tiglio, echinacea, abete, ma anche menta, limone, arancia, rosmarino. Potete chiedere consiglio al vostro erborista di fiducia per il giusto mix di questi oli essenziali.
Come prevenire il raffreddore naturalmente
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Ginnastica in gravidanza e post parto: quale scegliere?

Ginnastica in gravidanza e post parto: quale scegliere?
Donna incinta con tappetino
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Quando aspetti un bambino, a cambiare non è soltanto il tuo corpo ma anche e soprattutto le tue abitudini. Il medico ti consiglia di regolare l’alimentazione per non prendere troppo peso e per assumere tutti i nutrienti utili al corretto sviluppo del feto. Fare, in maniera blanda, ginnastica in gravidanza è un ottimo modo per affrontare con calma e senza stress questo periodo unico nella vita di ogni mamma. Se stai aspettando un bambino e vuoi continuare ad allenarti come facevi prima del concepimento o vuoi iniziare in questo momento a svolgere un'attività fisica, ricorda che esistono delle regole imprescindibili da seguire se intendi fare esercizio in gravidanza.

Consulta il medico

Prima di intraprendere qualsiasi disciplina contatta il tuo medico, sarà lui ad indicarti qual è l’attività che è più adatta a te. Per ogni fase della gestazione i bisogni della mamma e del bambino cambiano pertanto anche le attività svolte devono adeguarsi. Fare attività fisica in gravidanza presenta sicuramente dei benefici che hanno ripercussioni immediate e a lungo termine sulla gravidanza. Una corretta attività fisica ad esempio, aiuta a mantenere sotto controllo il peso corporeo regolando lo stimolo della fame e della sete, aumenta l’efficienza dell’apparato cardio circolatorio e di quello respiratorio. Intervenendo sugli apparati in maniera positiva si garantisce un più efficace trasporto di ossigeno verso il feto. Praticare attività fisica in gravidanza inoltre, implementa la motilità dell’apparato muscolo scheletrico, allenandosi con costanza si può ovviare così al manifestarsi di lombalgie ed edemi agli arti inferiori dovuti alla cattiva postura e al fisiologico incremento di peso, aumentando la flessibilità articolare e incrementando il tono muscolare. Non da ultima l’attività fisica contribuisce a regolarizzare il transito intestinale, scongiura il manifestarsi di problematiche come l’incontinenza e migliora il cadenzarsi dei cicli sonno veglia. Ricordate sempre però che è opportuno iniziare una qualsivoglia attività fisica sotto stretto controllo di un medico, sarà lui a definire qual è l’attività sportiva da preferire secondo il grado di allenamento di partenza e la propria condizione fisica.

donna incinta che nuota in piscina

Scegli lo sport più adatto

Si fa un gran parlare di quale sia l’attività fisica da preferire in gravidanza. Sicuramente per tutte è opportuno sperimentare una ginnastica dolce in gravidanza, che quindi non sottoponga il fisico ad alcun tipo di stress, né metta la gestante a rischio infortunio. Evitate dunque sport di contatto ma anche quelli più a rischio caduta come l’equitazione, il pattinaggio, lo sci o l’arrampicata. Preferite, laddove possibile, la variante più sicura di questi sport, la mountain bike può essere sostituita dalla cyclette ad esempio, da praticare indoor tenendosi lontani da pericoli eventuali. Andranno bene sia attività a corpo libero sia coadiuvate da macchinari purché qualsivoglia esercizio sia blando, a bassa intensità e comporti un bassissimo sforzo. Ogni ripetizione della propria routine dovrà essere svolta in abbinamento a esercizi di respirazione e rilassamento per ridurre lo stress dell’attività e stimolare le endorfine che aiutano a mantenere il buon umore.

donna sdraiata a terra che fa ginnastica su tappetino e palla per fitness

Non fare da sola!

Fate esercizio sotto il controllo di un personal trainer qualificato. Man mano che il bambino cresce, anche il corpo subirà delle notevoli variazioni ed è per questo motivo che anche il piano di allenamento si deve adattare. Fate sì che uno specialista controlli la funzionalità del vostro sistema cardio circolatorio. Rispetto a prima per esempio la frequenza cardiaca deve essere del 25- 30% più bassa, bisognerà allenarsi per un massimo di 60 minuti ripartiti tra 10 minuti di riscaldamento iniziale, 40’ di attività vera e propria e ulteriori 10’ di allungamento post allenamento. Il vostro personal trainer, in concerto con il medico, includerà esercizi volti a rinforzare, ad esempio, il diaframma, le articolazioni la muscolatura del bacino, il pavimento pelvico. Si prediligerà ad esempio il nuoto e la ginnastica in acqua in gravidanza, ma anche lo yoga e il pilates, mentre l’attività aerobica a corpo libero sarà sicuramente di quelle a basso impatto. Si eviterà l’uso di pesi e bilancieri quanto piuttosto verranno adoperati elastici e cuscini.

Segui i corsi pre parto

Saranno sicuramente consigliati corsi pre parto in cui il personale esperto, ginecologi e ostetrici, sapranno indicare quali sono le attività consigliate per ridurre lo stress e sentirsi in pace con se stesse. Ricordate inoltre che lavorare in gruppo con altre donne che hanno ansie e preoccupazioni simili aiuta a ridurre l’incidenza di stati depressivi o a recuperare più in fretta un giusto equilibrio in casi in cui i disturbi si fossero già manifestati. Scoprire come cambierà il proprio corpo quali sfide, non solo fisiche, si dovranno affrontare aiuta ad alleggerire il senso di smarrimento e di preoccupazione che la gravidanza spesso porta con sé.

Non strafare!

È bene ricordare che per portare avanti una gravidanza in tutta sicurezza occorre non sottoporsi a stress troppo intensi. Una volta accertata l’impossibilità di cadere o subire traumi prestate anche attenzione alla frequenza e al carico di lavoro generale della attività fisica che andrete a svolgere. Tenete a mente che il riscaldamento come il defaticamento sono importanti, che occorre evitare quanto più possibile le compressioni dell’addome, diminuendo man mano che la gravidanza procede il carico del lavoro. Anche se prima svolgevate attività ad alta intensità queste andranno ripensate in base al corpo che si modifica. Distribuire i pasti e gli spuntini in modo tale da non allenarsi a digiuno né troppo sazie garantirà una performance migliore. Bere poi è fondamentale sia prima che durante e ovviamente anche dopo l’attività fisica in gravidanza. Anche l’abbigliamento è importante, scegliete un outfit comodo, che non stringa e delle scarpe che sostengano adeguatamente il piede e facilitino i movimenti. Nei giorni particolarmente caldi o freddi è consigliabile di allenarsi al chiuso soprattutto in gravidanza, evitate anche le palestre troppo climatizzate o i cambi di temperatura repentini.

A ciascun periodo il suo allenamento

Ogni momento della gravidanza ha degli esercizi da preferire ed altri da evitare tassativamente. La ginnastica in gravidanza primo trimestre va eseguita sotto strettissimo controllo medico. Qualora non ci siano patologie e il quadro clinico si presenti ottimo, il ginecologo suggerirà una attività anche piuttosto frequente ma sicuramente moderata che però dovrà essere eseguita con l’aiuto di un esperto. Non dimenticate che questo trimestre è tra i cruciali per una mamma, purtroppo è il periodo in cui sono più frequenti aborti spontanei di varia natura. In un piano di allenamento standard, dopo il riscaldamento includete esercizi aerobici che incrementino la capacità cardio polmonare e quelli che influiscano positivamente sulla mobilità articolare e la flessibilità. Potete scegliere di usare il tapis roulant a velocità media per camminare in tutta sicurezza, rinforzare i muscoli dorsali e lombari che aiuteranno a sostenere il peso che aumenta, rinforzare gli arti inferiori con serie di esercizi mirati che prevedano tempi ragionevoli di recupero tra una serie e l’altra. Rinforzando il bacino sarà meno faticoso il proseguo della gravidanza. Per la ginnastica in gravidanza del secondo trimestre evitate di assumere le posizioni prone e di forzare eccessivamente i muscoli e le articolazioni con movimenti che potrebbero causare infortuni. Allenarsi in acqua ad esempio permette di alleviare il carico di peso sulla schiena e sugli arti inferiori, è utile anche a riattivare la circolazione periferica. Tenete a mente anche qui che sarà importante allungare pazientemente i muscoli alla fine di ogni sessione di allenamento.

Non smettere di allenarti: la ginnastica post parto

Aver praticato correttamente una attività fisica durante la gestazione permetterà di affrontare il parto con più tranquillità e di recuperare il trauma in tempi più brevi. È auspicabile quindi riprendere gradualmente ad allenarsi, la ginnastica post parto deve sempre essere eseguita sotto controllo medico e con l’aiuto di un esperto. Siate buone però con voi stesse, è normale dopo il parto che i vostri tessuti siano più rilassati e concedetevi il tempo necessario per recuperare la forma fisica. Studiate un programma di allenamento incrementale che passi da una ginnastica blanda nei primi mesi fino ad aumentare l’intensità e la frequenza man mano che il bambino cresce. Curate l’alimentazione e l’idratazione e in breve tempo il vostro fisico tornerà quello di un tempo.

donne fanno ginnastica post parto a terra con bambini sul grembo
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Foglia di basilico su tagliere di legno sul tavolo
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A Napoli lo chiamano foglia d’estate, a ricalcarne perfettamente la stagionalità: il basilico è una delle erbe aromatiche più amate della cucina italiana e di tutta l’area del Mediterraneo. I greci e i latini la definivano pianta da re (da qui ne deriva il nome) e in Medio Oriente gli oli essenziali da esso ricavati venivano adoperati come unguenti per profumare gli abiti o per le sue proprietà disinfettanti.

È alla base di molte delle ricette da noi più amate come quella inconfondibile del pesto alla genovese.

In questa ricetta il basilico si mescola al sale, a uno spicchio di aglio e una manciata di pinoli il tutto emulsionato con abbondante olio ligure. Questa salsa fredda è poi amalgamata con formaggio grattugiato, un mix di parmigiano e pecorino che conferiscono alla preparazione la giusta sapidità. Come tutte le salse fredde, il pesto è semplice da preparare a patto che si usi un mortaio, possibilmente di marmo, con il quale amalgamare gli ingredienti con estrema pazienza. Evitate l’utilizzo di un mixer o un frullatore ad immersione che durante il processo di tritatura tende a riscaldare la salsa variandone il sapore. Proprio a causa dell’estrema cura nel preparare una salsa così semplice e così pregiata che spesso prepariamo in abbondanza un dubbio ci assale: come conservare il pesto fatto in casa?

La vera problematica quando si vuole scoprire come conservare il pesto alla genovese fatto in casa sta appunto nella facile deperibilità delle foglie di basilico. Sono queste infatti, se non trattate adeguatamente, le responsabili, durante la preparazione e la conservazione, di alterazioni della salsa originale. Le foglie di basilico possono ossidarsi e cambiare colore, possono, se non ben mondate, modificare il gusto della salsa, possono addirittura fermentare rendendo pericolosa la preparazione. Per questo prima di suggerirvi quali sono i metodi migliori per la conservazione del pesto fatto in casa vi consigliamo di preparare una salsa in tutta sicurezza. Accertatevi quindi di adoperare un basilico che non sia stato trattato, che sia appena stato colto e lavatelo con cura. Non stropicciate le foglie né sminuzzatele. Nel mortaio pestate prima l’aglio poi disponete le foglie di basilico alternandole al sale grosso pestandole man mano con movimenti lenti e cadenzati nel mortaio, solo quando il basilico inizia a perdere la clorofilla e a diventare cremoso aggiungete i pinoli. In seguito unite i formaggi e per ultimo emulsionate con l’olio e siate generosi senza strafare, la salsa deve essere ben amalgamata ma non eccessivamente unta. Una volta pronto il pesto, assaggiatelo, magari su un crostino di pane oppure utilizzatelo per condire le trofie con patate e fagiolini. Ma se intendete tenerlo da parte ricordate che esistono 2 metodi consigliabili per conservare il pesto fatto in casa.

Pesto in barattolo di vetro con accanto un ramo di basilico fresco

Come conservare il pesto fatto in casa sottovuoto

Se siete amanti delle conserve, saprete che uno dei metodi più utilizzati per realizzare conserve perfette è quello di creare il sottovuoto. Una salsa bollente versata all’interno di un vasetto sterile con tappo a vite nuovo, sarà in grado, una volta capovolto il barattolo, di creare un vuoto ideale alla conservazione per più mesi della salsa. Ma quando parliamo di pesto, occorre ricordarlo, parliamo di una salsa fredda. Quindi per ricavare un sottovuoto occorrerà chiudere perfettamente le capsule e immergere i barattoli in acqua bollente per un tempo sufficiente a sigillarne il tappo. Il tempo varia a seconda della grandezza del barattolo: per un barattolo di medie dimensioni occorrono circa 20 minuti. In molti consigliano di proteggere i barattoli da eventuali urti causati dall’ebollizione con un canovaccio pulito frapposto tra i singoli contenitori. Una volta sigillati tirate fuori i barattoli senza scottarvi, asciugateli e lasciateli raffreddare capovolti. Una volta freddati, potrete riporli in dispensa fino a un massimo di 5 mesi. Tenete presente però che questo metodo di conservare il pesto sottovuoto farà variare sensibilmente il sapore della salsa. Il pesto così trattato cambierà di molto il suo aroma risultando completamente differente al palato rispetto alla salsa di partenza. Preferite questo metodo per scongiurare l’insorgenza di batteri all’interno degli alimenti. La conservazione in frigo infatti è da sconsigliare perché potrebbe favorire la presenza e la proliferazione, ad esempio, del botulino che può essere estremamente nocivo per l’uomo.

Si può congelare il pesto fatto in casa?

Una delle soluzioni che risponde alla domanda come conservare pesto fatto in casa è sicuramente il congelamento. In questo caso vi consigliamo di realizzare il pesto omettendo i formaggi. La base per il pesto fatta con aglio, basilico, sale, pinoli e olio potrà essere, una volta pronta, disposta in piccoli barattoli e congelata fino a un massimo di 3 mesi. Se pensate invece di utilizzare poco pesto per volta procedete a congelare il pesto fatto in casa all’interno di un contenitore per cubetti di ghiaccio. Una volta solidificato potrete procedere a sformare i piccoli cubetti di pesto e a riporli in un sacchetto adatto al congelamento.
Una volta tirato fuori dal freezer fate scongelare il pesto all’interno del frigo per il tempo necessario a renderlo ancora una volta cremoso. Prima dell’utilizzo aggiungete i formaggi e completate la ricetta. Se invece pensate di preparare il pranzo a base di pesto per tutta la famiglia utilizzate contenitori di grandi dimensioni, vanno bene sia contenitori di plastica sia in barattoli sterilizzati in acqua bollente. Con un cucchiaio pulito riempite i vasetti lasciando meno spazio possibile ma evitando che il contenuto fuoriesca una volta congelato. Assicuratevi di aver comperato capsule nuove per chiudere ciascun vasetto se usate vasetti o un coperchio a vite se usate contenitori in plastica. Scegliete dei contenitori che abbiano l’apertura piuttosto larga in modo tale che sia più facile tirare fuori il prodotto dal suo interno. Completate ogni vasetto con un filo di olio sulla superficie. Se avete un abbattitore in casa sarà più semplice congelarlo altrimenti utilizzate un cassetto rapido di congelamento. Vi consigliamo di utilizzare il pesto scongelato solo in preparazioni calde. Adoperatelo per mantecare la pasta o utilizzatelo per insaporire una torta rustica o una pizza. In questo modo sapete come conservare il pesto fatto in casa nei barattoli.

pesto in barattolo di vetro su tavola di legno con foglia di basilico sopra e scaglie di parmigiano accanto
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Regali di compleanno fai da te

Idee per regali di compleanno fai da te
Mani femminili mantengono una scatola regalo con fiocco rosa
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Essere un amico speciale è quello per cui ci impegniamo ogni giorno. Si tratta di un compito semplice che riempie la nostra vita di persone meravigliose. Il periodo del compleanno del vostro migliore amico può diventare faticoso se vi conoscete da molto e volete stupirlo con una serie di regali di compleanno fai da te. Ecco 3 semplici idee che possono aiutarvi a superare anche quest’anno questa ricorrenza rendendola indimenticabile.

1.     Buoni o piccole somme di denaro

Diciamo la verità quando dobbiamo pensare a un regalo, come prima cosa ci viene in mente un buono spesa. Che sia nel suo negozio preferito o in quello store on line nel quale fa spesso shopping, il buono è un dono semplice da acquistare che risolve molti problemi. Allora che siate dei ritardatari cronici o degli indecisi o che, come spesso accade, non siate in grado di trovare un accordo tra tutti gli amici invitati alla festa, rendete speciale un regalo impersonale, come una piccola somma di denaro, con dei meravigliosi biglietti di compleanno fai da te. Potrete inserire il piccolo gruzzolo racimolato tra gli amici in una semplice bustina colorata da allegare a un biglietto emozionante o divertente.

Per emozionare: se siete creativi, realizzate un piccolo album di ricordi che condividete. Piegate in 8 parti, o più, un grande cartoncino e incollate su ogni foglio una foto, un biglietto del cinema o di un concerto, o un piccolo oggetto che vi ricordi i momenti belli passati insieme. Potete aggiungere washi tape a fantasia o pezzi di carta colorati, scrivere aneddoti o frasi delle vostre canzoni preferite. In rete si trovano molte idee per questi tipi di biglietti di compleanno fai da te ispirati allo scrapbooking. Traete spunto per un biglietto indimenticabile.

Per divertire: se invece siete negati con il fai da te non disperate. Un biglietto crucipuzzle può fare al caso vostro. Vi occorre un foglio a quadretti in cui disporrete, a caso, le parole che condividete con il festeggiato. Devono essere parole che può indovinare o scovare tra questo mare di lettere.  Scriverete in orizzontale, verticale o obliquo, una lettera per quadratino cercando di farle incrociare. Non dimenticate di inserire anche “buon compleanno” o “auguri”. Scrivete una definizione per ogni parola in un elenco numerato. Completate il puzzle aggiungendo delle lettere a caso nei quadratini rimasti vuoti. Potete trascrivere poi lo schema su un cartoncino colorato e tenere per voi le definizioni. Dopo aver soffiato sulle candeline, il festeggiato dovrà risolvere tutto il puzzle prima di ottenere l’ambito dono. Questo tipo di biglietto di compleanno fai da te è perfetto per rendere indimenticabile anche un regalo generico.

Donna prepara un pacco regalo fai da te

2.     Cesto di leccornie

Conoscere i gusti dei nostri amici è uno degli assi nella manica che possiamo sfruttare per i regali fai da te per compleanno. Quindi perché non mettere a frutto questa conoscenza per creare un dono personalizzato che lascerà il festeggiato a bocca aperta? Avete mai pensato a un cestino di leccornie? Si tratta di un regalo che può essere poco impegnativo a livello economico, ma che colpisce. Cosa vi occorre: un cesto decorato o una scatola, oppure un sacchetto di carta colorato. Scegliete la capienza adatta e iniziate a riempirlo di piccoli regali. Ma tenete a mente che  elementi fondamentali per realizzare questo dono, sono pazienza e concentrazione. La vera chiave di volta di questo tipo di regali sta nello scegliere con cura i prodotti da comprare. Essendo un cesto personalizzato seguirà i gusti del festeggiato, occhio però a non strafare. Assortite le leccornie in modo che, ad esempio, il dolce non superi il salato, non ci sia sovrabbondanza di conserve invece di prodotti freschi. Vanno bene marmellate e vasetti di miele, potete fare in casa le prime e acquistare da piccoli produttori locali i secondi. Ma anche la frutta di stagione può essere ideale. Lo sapete che ad esempio in Giappone quando si vuole fare un regalo importante si regala frutta di grande qualità? Prendete esempio e aggiungete qualche frutto che oltre ad essere salutare arricchirà il cesto.

Ricordate il viaggio fatto in Belgio e quanto il vostro amico fosse rimasto colpito dalle botteghe dei maestri cioccolatieri? Bene, pensate allora di includere nel vostro cesto una scatola di cioccolatini fatti ad hoc con i suoi bon-bon preferiti. Potete acquistarli in pasticcerie specializzate nella realizzazione di praline o semplicemente al supermercato. Per chi adora i formaggi potreste pensare a un cesto dedicato: non dimenticate una bottiglia di vino in abbinamento. Per realizzare questo tipo di pensiero, le botteghe di quartiere possono essere una piccola miniera di tesori.

Scatole regalo aperte con vari oggetti per la casa

Come ultimo consiglio per questi regali fai da te per la migliore amica rammentate di curare la composizione del cesto. Il colpo d’occhio è tutto. Procuratevi della velina colorata da inframmezzare ai vasetti, oppure del tulle. Posizionate per i primi i regali più importanti, poi adagiate sopra quelli più scenografici, in questo modo la festeggiata scoprirà mano mano il contenuto del cesto di leccornie diventando via via sempre più felice. E se è a dieta? Sostituite gli alimenti con prodotti da bagno, scegliendo ad esempio prodotti per la cura del corpo realizzati artigianalmente e se il budget per il regalo dovesse essere molto alto inserite nel cesto anche un buono per una SPA!

 

Cesto regalo con un set per il bagno

3.     Biscotti in barattolo

 Spesso capita invece di essere voi i protagonisti di eventi importanti come una laurea o un matrimonio o il diciottesimo compleanno. Siete voi quindi a dover pensare a regalini da lasciare come ricordo a ogni singolo invitato. Di regalini di ringraziamento per compleanno fai da te è piena la credenza di ogni casa, spesso si tratta di ninnoli che si accumulano sugli scaffali. Ovviate a questo problema regalando dei biscotti in barattolo. Di che si tratta? Acquistate dei vasetti vuoti con capsule nuove, assicurandovi che abbiano una bocca larga. Sanificate i barattoli lasciandoli per 20 minuti in acqua bollente e asciugateli con cura. Mentre i vasetti si sterilizzano cercate la vostra ricetta preferita di biscotti. Sono perfetti ad esempio quelli con le gocce di cioccolato. Comperate gli ingredienti secchi e iniziate a comporre i biscotti in barattolo. Posizionate il contenitore sulla bilancia e versate la giusta quantità di ciascun ingrediente. Procedete con calma in modo da creare, così, strati sovrapposti molto scenografici. Partite con lo zucchero di canna per esempio, poi unite la farina, poi le gocce di cioccolato. Dovete prestare attenzione a bilanciare la dose con la capienza del barattolo per non lasciarlo semi vuoto o riempirlo troppo. Completate con un disco di carta da forno pressato sulla superficie e chiudete con il tappo. Su un bigliettino riportate la ricetta ricordando di inserire le dosi di ingredienti liquidi che andranno aggiunti al composto per ottenere i vostri biscotti. Inserite poi le indicazioni di cottura e una frase di ringraziamento. Legate il bigliettino al barattolo con un nastro colorato; il vostro regalo di ringraziamento è pronto. Ricordate a ogni invitato di mettersi ai fornelli quanto prima per gustare i vostri biscotti. Se non amate i cookies potete utilizzare la ricetta di muffin, brownies, o anche gli ingredienti per una cioccolata calda

Quali sono i benefici della frutta secca?

Quali sono i benefici della frutta secca?
Frutta secca sparpagliata sul tavolo
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Si sgranocchia facilmente, si trasporta semplicemente ed è molto buona. Ma quali sono i benefici della frutta secca? Come prima cosa occorre fare un po’ di chiarezza perché è facile essere tratti in inganno. Con il termine frutta secca ci si può riferire tanto alla frutta disidratata ed essiccata, quanto alla frutta a guscio. Perché? Entrambe queste classi di alimenti sono povere di acqua, ciò consente loro di essere delle piccole riserve di nutrienti che, essendo secche, si conservano a lungo. Che preferiate la frutta lipidica (quella a guscio) o quella glucidica (quella essiccata) scoprirete con piacere quali benefici ha la frutta secca.

Frutta secca sparpagliata sul tavolo
Frutta disidratata quali benefici ha?

Benché tracce di essiccazione della frutta a polpa si possano ritrovare anche nei testi di gastronomia d’un tempo, è negli ultimi anni che questa tipologia di conservazione ha avuto una esplosione. Con l’avanzamento tecnico e l’utilizzo di macchinari come gli essiccatori e i liofilizzatori ottenere dei prodotti durevoli e salubri è diventato piuttosto semplice, anche in casa, se si possiede un essiccatore e si seguono pedissequamente i consigli degli esperti. Oggigiorno si essiccano facilmente (sia industrialmente sia in maniera casalinga) frutti come le mele, pere, il cocco e le banane mentre le albicocche, le prugne, l’uva e i datteri sono sottoposti a un processo di disidratazione. Tutti questi alimenti, una volta pronti, sono molto ricchi di zuccheri come fruttosio e glucosio e anche di fibre alimentari. Questa frutta secca si può mangiare al mattino a colazione o per lo spuntino spezza fame, a causa del suo potere saziante, sono consigliate anche nei regimi alimentari più rigidi. Dopo l’allenamento, ad esempio, la frutta disidrata aiuta a recuperare in fretta le energie perse, ne fanno uso, ad esempio, gli sportivi sottoposti ad attività prolungata.

Ogni frutto, disidrato o essiccato che sia, ha caratteristiche diverse, quindi preferite introdurli con moderazione nella vostra dieta, seguendo sia i vostri gusti personali sia per fare il pieno dei nutrienti di cui più necessitate. Il vostro medico di famiglia e il nutrizionista sapranno come introdurli nel vostro regime alimentare in maniera adeguata. Intanto segnatevi queste informazioni di base. Le albicocche secche sono ricche di carotenoidi, i datteri rappresentano una riserva di ferro, i kiwi contengono vitamina C. Anche le prugne secche, di cui sono ben note le proprietà, contengono molti antiossidanti. la castagna secca è un piccolo concentrato di nutrienti: tra cui amido, proteine e zolfo. Fate attenzione a comprare frutta disidrata al naturale, ovvero alla quale non sia stato aggiunto zucchero. In commercio si trova infatti molta frutta disidrata candita. In qualsiasi caso è opportuno non abusare con il consumo di frutta disidratata se soffrite di glicemia alta (l’uva sultanina ha quasi il 60% di zuccheri, i datteri raggiungono anche il 65%, le albicocche intorno al 50% come anche i fichi) o se avete problemi con il tratto intestinale.

Frutta secca e disidratata fra cui prugne, albicocche, ananas
Frutta secca a guscio: quali sono le proprietà?

La frutta secca lipidica, comprende più propriamente la frutta a guscio e i semi di alcune piante e di legumi (come gli arachidi). Quanti di voi vanno matti per anacardi, noci, nocciole, mandorle, pistacchi e pinoli? Sono perfetti al naturale e adoperati come ingredienti nelle ricette della tradizione e in quelle più creative. Sono ingredienti fondamentali, ad esempio, per la torta caprese al cioccolato, per la torta della nonna, ma anche per il pesto o per le salse per accompagnare la pasta. Nella dieta vegana spesso la frutta secca viene utilizzata (al pari dei legumi) come fonte di proteine vegetali: l’anacardo ammollato in acqua, ad esempio, è alla base della maggior parte dei dolci vegani o anche di quelli crudisti. Si tratta di ingredienti versatili ma, come tutti gli alimenti, hanno benefici e controindicazioni. È auspicabile quindi assumerne con moderazione perché ricchi di calorie ma anche di grassi. Mangiatene 30 g per merenda per non giungere al pranzo affamati o dopo lo sforzo fisico, aggiungetene un cucchiaio raso allo yogurt durante la colazione e non esagerate durante l’aperitivo.

Frutta secca a cuore tra cui mandorle uvetta bacche di goji semi di zucca

La frutta secca è da evitare per chi soffre di malattie croniche dell’apparato escretore. Si tratta di alimenti molto pericolosi per chi soffre di allergie e intolleranze, attacchi allergici procurati dalla frutta secca possono rivelarsi estremamente gravi. Venendo alle proprietà della frutta secca la lista è molto lunga. La frutta oleosa è ricca d vitamine e sali minerali (come magnesio, potassio, zinco e vitamine del gruppo B ed E), fibre alimentari per lo più insolubili e grassi mono e polinsaturi. Non dimenticate che le mandorle ad esempio contengono anche acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi, fosforo, magnesio, rame e manganese. Ma, esaminando nel dettaglio, se dovete assumere più acidi grassi omega 3 e 6 scegliete le noci, se vi occorre Vitamina E- che svolge un’azione antiossidante- orientatevi su mandorle e nocciole, per le fibre preferite anacardi, mandorle e noci pecan. Sono più ricche di proteine le arachidi e le mandorle; pistacchi e anacardi contengono ferro. Magnesio, calcio e potassio, contenuti in quantità variabile in tutta la frutta secca.

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Le 8 Usanze Natalizie più Bizzarre

Il Natale nel mondo: tra capre, ragni e fast food. Ecco le 8 usanze più bizzarre
Ragazzo e ragazza con maglione occhiali e orecchie natalizie
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Si sa, quando parliamo di Natale è impossibile non parlare di tradizioni: addobbare l’albero, aspettare con ansia l’arrivo di Babbo Natale, riempire la casa di lucine e abbuffarsi di pandoro e panettone.

Ma a differenza di quanto possiamo immaginare non in tutti i Paesi del mondo sono diffuse le nostre stesse tradizioni. Le usanze legate al Natale sono infatti tantissime e molto diverse fra loro, alcune veramente buffe e bizzarre. Vediamo insieme 8 le più particolari e stravaganti!

 

Giappone 

In quanto a stranezze come non citare il Giappone? Nonostante la stragrande maggioranza della popolazione non sia cristiana, per i giapponesi è un must recarsi in uno dei negozi della catena di fast food Kentucky Fried Chicken (KFC) la Vigilia di Natale! Per quale motivo? Semplice, per accaparrarsi enormi quantità di pollo fritto!

Si tratta di una vera e propria tradizione trasmessa da genitori a figli che va avanti dagli anni 70. Pensate che nel periodo natalizio KFC aumenta da cinque a dieci volte le sue normali vendite mensili e molti ordinano in anticipo il loro secchiello di pollo fritto, per battere la folla natalizia.

 

Norvegia 

La notte della Vigilia di Natale in Norvegia è tradizione nascondere tutte le scope che si ha in casa. Il motivo? Per evitare che streghe e spiriti maligni le trovino e le rubino per volare via.

Scopa appoggiata a parete celeste in casa

Islanda 

In Islanda la notte della Vigilia di Natale bisogna stare molto attenti al “Jólakötturinn”! Si dice infatti che il temibile Jólakötturinn, conosciuto anche come gatto di Yule, sia un feroce ed enorme gattone nero, che si aggira tra i paesi dell'Islanda durante la notte della Vigilia prendendo di mira coloro che non hanno ricevuto vestiti nuovi per Natale.
Ma questo spaventoso felino è solo uno dei demoni natalizi islandesi, tra i quali possiamo contare anche Grýla, un’orca a tre teste con corna di capra e gli "Yule Lads", i figli della creatura, che distribuiscono regali di Natale ai bambini che sono stati buoni e verdure marce a coloro che invece sono stati cattivi!

 

Svezia

Il simbolo per eccellenza del Natale in Svezia è la "Yule Goat", ovvero una capra di paglia e stoffa rossa, considerata portatrice di doni e buon augurio, un po’ come il nostro Babbo Natale.
Ci sono molte storie sull’origine della Yule Goat, ma è nel 1966, nella città di Gavle, che venne costruita per la prima volta una capra di paglia alta 13 metri. Allo scoccare della mezzanotte della Vigilia di Natale, la capra andò in fiamme. Tuttavia, anno dopo anno, la città non ha mai smesso di ricostruirla, così come i vandali non hanno mai smesso di cercare di bruciarla. Pensate che fino al 2011, la capra è stata bruciata ben 25 volte!

Yule Goat, decorazione natalizia svedese nella neve accanto a un abete

Ucraina

Nella tradizione natalizia ucraina si è soliti decorare l’albero di Natale con degli elementi al quanto improbabili: le ragnatele

All’origine di questa tradizione c’è un vecchio racconto popolare che narra di una vedova, troppo povera per comprare le decorazioni dell'albero di Natale. Durante la notte però un ragno agghindò l’albero con le sue ragnatele e la mattina di Natale, appena i raggi del sole le illuminarono, queste si trasformarono in fili d'oro e d'argento, portando fortuna e prosperità alla donna.

Per questo motivo si ritiene che vedere una ragnatela appesa all’albero di Natale la mattina del 25 dicembre porti fortuna e prosperità (e tranquilli, la ragnatela può anche essere finta!)

Gran Bretagna 

In Gran Bretagna il pudding di Natale ha un significato molto speciale. La tradizione vuole che ogni membro della famiglia, la mattina di Natale prepari la miscela per il pudding, mescolandola in senso orario ed esprimendo un desiderio. Molto spesso viene anche messa una moneta nell’impasto, che si dice porterà ricchezza a chi avrà la fortuna di trovarla nella propria porzione!

Pudding tagliato su piatto bianco in una tavola natalizia

 

 

India 

In India i cristiani costituiscono circa il 2% degli abitanti, il che potrebbe sembrare un numero piuttosto basso, ma considerando la sua grande densità di popolazione, stiamo parlando di circa 25 milioni di persone. I cristiani indiani celebrano il Natale con la messa di mezzanotte e scambiandosi i regali, come il resto del mondo, ma usanza vuole che, in assenza di abeti che per forza di cose non crescono nei paesi caldi, l’albero di Natale venga fatto decorando banani e alberi di mango.

Repubblica Ceca 

Per Natale in Repubblica Ceca le donne non sposate sono solite girarsi di spalle alla porta d’ingresso di casa e tirare una scarpa verso di essa. Se la scarpa finisce con punta diretta verso l’uscio, significa che si sposeranno entro l’anno. Per le ragazze in cerca di marito il 4 dicembre c’è anche l’usanza di immergere un ramo di ciliegio in un vaso: se fiorisce a Natale, il matrimonio è assicurato!

E voi conoscevate tutte queste tradizione e usanze natalizie?

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Decorazione della tavola a Natale

Come decorare la tavola di Natale senza sbagliare!
Tavola natalizia con decorazioni rosse
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Cena della Vigilia o pranzo di Natale? Non è sempre facile schierarsi, quale preferire? In ogni famiglia c’è una tradizione da rispettare. E non manca chi ci tiene ad apparecchiare la tavola di Natale per entrambe le occasioni. Ogni anno si ricercano idee per una decorazione della tavola di Natale sempre più bella e che lasci stupiti gli ospiti. Per quest’anno affidati ai nostri consigli e impareremo insieme ad addobbare la tavola di Natale; sia che tu attenda l’arrivo di uno stuolo di parenti, sia che intenda festeggiarlo con gli amici o anche se il tuo Natale perfetto prevede un solo invitato: la tua persona del cuore.

La Classica cena di Natale in famiglia 

Tavola natalizia con decorazioni bianche

Il tuo Natale prevede la classica cena di famiglia. Pochi partecipanti, ricette tradizionali e tanto tanto spirito natalizio. Il menu non cambia, ogni anno vengono portate in tavola lo stesso numero di portate, cucinate,  con lo stesso amore di sempre. Il pericolo più grande di questo tipo di cena è la mancanza dell’effetto sorpresa. Quindi corri ai ripari e offriti volontario per apparecchiare la tavola per Natale. Per questa occasione scegli uno stile nordico, che punti tutto su materiali e colori naturali. Parti con un tovagliato classico, consigliamo un colore neutro, evita il rosso sgargiante o il verde menta che tua mamma ama tanto: entrambi questi colori, pur ricordando il Natale, sono troppo accesi per una tavola intorno alla quale passare varie ore. Non scegliere materiali troppo preziosi e difficili da lavare perché potrebbero macchiarsi di vino o di cibo. Tira fuori una tovaglia di cotone grezzo bianca o sui toni del beige e un servizio di piatti dai colori tenui. Va bene il bianco classico, ma anche il sabbia o il taupe. Fatti furbo, se sai in anticipo quali piatti vengono preparati, puoi evitare di mettere a tavola più stoviglie di quelle necessarie. (Anche perché toccherà sempre a te lavarle una volta finita la cena!) Quindi nessun sottopiatto, sostituiscilo con un cerchio di pannolenci o lana cotta in tinta con i tovaglioli. È perfetto il color borgogna, un bel color cioccolato o un verde sottobosco. Se possiedi una fustellatrice potrai intagliarlo con formine natalizie, magari facendoti aiutare dai piccoli di casa. Sovrapponi poi un piatto piano grande e uno da dessert. In questo modo servirai gli antipasti sul piatto più piccolo e potrai porzionare il primo piatto direttamente in cucina. Come scegliere la disposizione dei parenti a tavola ed evitare che si affollino senza sapere dove sedersi? Realizza dei semplici segnaposto. Puoi utilizzare un tappo di sughero, 2 graffette, 1 piccolo bottone rosso o nero e colla per creare delle renne. Apri leggermente la graffetta e infilala all’interno del tappo a circa due terzi dell’altezza. Fai la stessa cosa con l’altra graffetta dall’altra parte. Posiziona al centro del tappo il bottone con la colla e avrai ottenuto il naso. Ti basterà ora disegnare gli occhi con un pennarello e il gioco sarà fatto. Sul retro poi scrivi il nome di ogni commensale. Altrimenti realizza piccole ghirlande di pungitopo (o, se questo fosse troppo difficile da reperire, di rosmarino) da abbellire con un nastro sul quale avrai appuntato il nome di ognuno. Sei pronto ora per la lunga maratona gastronomica della notte di Natale!

 

Una romantica cena o pranzo di Natale per due  

Se il Natale per te è la festa dell’amore potrai scegliere di festeggiarlo con la persona del tuo cuore. Decidi il menu mescolando i cibi che più amate, ma presta attenzione a non esagerate con le porzioni! Non vorrai mica rinunciare a quella fetta di panettone artigianale al cioccolato che avete scelto per l’occasione! Per apparecchiare la tavola a Natale in modo elegante, punta tutto sul riempire intelligentemente lo spazio. Su un tavolo di dimensioni normali, infatti, una apparecchiatura per due molto scarna potrebbe risultare eccessivamente minimale e poco natalizia, una troppo ampollosa (con piatti molto grandi) potrebbe far risultare la cena assai esigua. Preferisci un sottopiatto, un piatto piano e uno fondo ma decorati con foglia d’oro o con i profili argentati: basterà un tocco sfavillante per far brillare le tue creazioni gastronomiche. E per l’aperitivo? Potete iniziare con un brindisi davanti all’albero di Natale e spostarvi a tavola quando inizia la cena. Per la decorazione della tavola di Natale gioca sapientemente con il centrotavola. Non affannarti a comperare composizioni posticce che rimarranno a prendere polvere nello scatolone delle decorazioni. Realizza un centrotavola commestibile! Si presta bene all’occasione un danubio salato. La ricetta è quella di un lievitato soffice che al suo interno nasconde un ripieno goloso. Puoi farcirlo con il classico abbinamento di prosciutto e formaggio oppure aggiungere all’impasto delle noci e mandorle e realizzare il cuore con il gorgonzola. Disponilo all’interno di uno stampo per ciambellone per ottenere la forma a ghirlanda se hai un tavolo tondo, in uno stampo da plumcake se hai una tavolata rettangolare. Ti basterà prepararlo in anticipo e farlo raffreddare, disporlo poi su un grande piatto di portata. Il danubio rimane morbido per qualche giorno se conservato in un contenitore ermetico. Potrete mangiarne durante la cena o consumarlo per la colazione salata del giorno successivo. Un’altra idea? Se hai scelto un colore dominante per la tua tavola puoi realizzare un cestino di frutta e verdura in tinta. Come base ti basta una ciotola in legno o in vetro, al suo interno potrai disporre con cura fiori freschi, frutta e verdura. Se ami il verde mescola garofani e tulipani verdi, con qualche carciofo, peperoncino habanero e mele verdi, scegli una tovaglia e tovaglioli con colori contrastanti (è perfetto un rosa cipria), per il rosso intenso scegli frutti di bosco, melagrana, un grappolo di uva, come fiori ovviamente rose e gigli rossi e stendi con un tovagliato color crema. La tua apparecchiatura di Natale è pronta. Ma non dimenticare di portare in tavola un rametto di vischio, per un bacio beneaugurante!

 

Dessert natalizio con fragole su piatto bianco

Pranzo di Natale con gli amici 

Ogni occasione è buona per passare del tempo con i  migliori amici. Per scambiarsi i regali non resta che trascorrere insieme il pranzo di Natale. Preparare un menu attento alle esigenze di ognuno, potrebbe essere davvero troppo sfidante anche per un cuoco professionista. Accetta di buon grado che le portate vengano preparate dagli stessi commensali, ognuno porterà un piatto a cui è particolarmente legato: il proprio cavallo di battaglia ai fornelli oppure una specialità della propria famiglia. Al padrone di casa spetterà il compito di cercare le idee per decorare tavola delle feste. La soluzione più comoda per tutti è il buffet. Le portate fanno bella mostra di sé sul tavolo principale e tutti possono prendere una porzione più o meno grande di ciascuna pietanza senza problemi. Prepara una tovaglia di un colore non troppo chiaro, di un bel tessuto antimacchia, va bene il blu notte, il prugna o il verde ottanio. Posiziona al centro della tavola un runner tartan o con colori accesi, sono perfette anche le fantasie volutamente stravaganti. Fai uscire dai cassetti tutte le posate da servizio che possiedi. Non preoccuparti troppo se non tutti gli utensili sono abbinati tra loro, una apparecchiatura mismatch può risultare divertente se c’è un non so che che accomuna ogni posata. Impila i piatti in un tavolino di servizio e tira fuori i bicchieri dalla credenza. Assicurati di aver messo in freddo abbastanza bollicine per tutti. Se volessi regalare un ricordo di questa giornata a tutti i tuoi amici puoi sempre decorare con una pallina di Natale in legno con una vostra foto!

 

 

Portate per pranzo di Natale con decorazioni

Come utilizzare il pane raffermo

Come utilizzare il pane raffermo in 20 ricette semplicissime
tanti filoni di pane, integrale, soia e bianco
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+ Natale

Croccante friabile e saporito, ognuno di noi ama il pane appena sfornato. La sua crosta al morso cede e si affondano i denti nella mollica alveolata e avvolgente. È perfetto da solo e farcito, ottimo come pranzo veloce o per una cena casalinga. Ma cosa succede quando hai comperato troppo pane e ti accorgi presto di aver una pagnotta di pane stantio? Esistono molteplici idee che  aiutano a decidere come usare il pane raffermo in cucina. Ecco 20 pratiche ricette per dare nuova vita al pane non più fresco.

 

GRATTUGIARE IL PANE RAFFERMO 

 

  1. Pane raffermo fa rima con pangrattato. Man mano che perde la propria umidità, il pane diventa perfetto per essere sminuzzato con un robot da cucina abbastanza potente, fino a ottenerne una polvere più o meno fine. Non possiedi un attrezzo così versatile? Armati di pazienza e di una grattugia tipo Bari e ricava del pangrattato dal tuo pane secco. Utilizzalo poi per qualsiasi tipo di panatura. Poi realizzare la classica cotoletta impanando delle fette di petto di pollo o una variante vegetariana usando melanzane affettate e passate prima nell’uovo poi nel pangrattato appena ottenuto. Una breve frittura ad alte temperature e il piatto è pronto. Ricorda di salarle però, solo appena prima di portarle in tavola!
  2. Il pangrattato può essere aromatizzato con molte erbe aromatiche (secche o fresche) o spezie. Se ti piace la menta prova le zucchine ripiene di pangrattato e menta. Ti basterà scavarne la polpa con un cucchiaio e riempirla con una farcia ottenuta mescolando la polpa delle zucchine sminuzzata, pangrattato ricavato dal tuo pane raffermo, foglie di menta tritate e formaggio grattugiato. Lega la farcia con un filo di olio extravergine di oliva e le tue verdure ripiene cuoceranno in pochi minuti al forno. Puoi aromatizzare il pane con la paprika, i semi di finocchio tritati, ma anche con un mix di erbe mediterranee e, di volta in volta, farcire la verdura di stagione che preferisci. O anche gratinarla.
  3. Una trovata che piace molto ai vegani è quella di utilizzare il pane raffermo grattugiato al posto del formaggio. Nella cultura agricola infatti, all’inizio del secolo scorso, una manciata di pangrattato veniva saltato in padella con poco olio fino a farlo diventare abbrustolito e croccante. Una volta salato, poteva essere utilizzato per completare un piatto di pasta con i broccoletti in inverno e con i pomodori freschi in estate. Questa idea è alla base di tanti piatti di pasta con la mollica, che siano essi a base di verdure ma anche di pesce o carne, che ci insegnano come utilizzare il pane secco.
Ciotola bianca con pangrattato e cucchiaio di legno

AFFETTARE IL PANE RAFFERMO 

 

  1. Prima che il pane diventi molto secco ricorda che puoi affettarlo e conservarlo ancora per qualche giorno in questo modo. Per cosa lo utilizzerai poi? Fai riscaldare una bistecchiera fino a che non diventa rovente. Condisci ogni fetta di pane raffermo con un filo di olio un pizzico di sale e tostalo un minuto per lato. Avrai ottenuto facilmente la base per gustosissime bruschette da portare in tavola come antipasto o per l’aperitivo. Condiscile poi con il classico pomodoro pachino sminuzzato condito con basilico oppure con funghi sott'olio, o spalma un generoso strato di robiola e completa con una fetta di prosciutto crudo
  2. Hai comprato del pane a fette ma l’hai scordato nella dispensa? Come usare il pane vecchio affettato? Il pane fritto è la golosità che non puoi non conoscere. Versa un po’ di latte in un piatto, lascia rinvenire il pane al suo interno, poi passa ogni fetta in un uovo sbattuto condito con un pizzico di sale, pepe e formaggio grattugiato.in seguito  passalo in padella con poco olio.
  3. La regina del pane raffermo è sicuramente la mozzarella in carrozza. È ideale utilizzare anche una mozzarella che abbia più di qualche giorno. Tagliala a fette non troppo sottili e farcisci 2 fette di pane. Pressa i bordi di questo sandwich e passalo nell’uovo sbattuto. Poi cuocilo in padella in abbondante olio. Puoi arricchire la farcitura con una fetta di prosciutto cotto o qualche alice sott'olio.
  4. Un primo piatto a base di pane secco? Prova le lasagne di pane raffermo. Con un coltello seghettato taglia la pagnotta a fette sottilissime e alternale in una pirofila a abbondante besciamella, salsiccia ripassata in padella e funghi trifolati. Aggiungi tra uno strato e l’altro qualche cubetto di provola e una manciata di parmigiano. Metti in forno per 15 minuti fino a che non avrai ottenuto un timballo filante e poi portalo in tavola!
  5. Se come noi ami la pizza conoscerai sicuramente la pizza di pane. Basta condire delle fette di pane con poco pomodoro condito con olio, sale e basilico e completare con mozzarella a fette. Un breve passaggio al forno darà vita a una pizzetta ideale da gustare anche in piedi.
  6. Piatto del Sud Italia la cialledda è uno dei simboli gastronomici della Puglia. Ti occorre abbondante pane raffermo da bagnare con acqua e condire con sale e olio pugliese. Disponilo in un piatto da portata con cetrioli affettati, patate lesse, fette di cipolla rossa cruda e pomodori costoluti. Completa tutto con un' abbondante spolverizzata di origano.

 

  

SPEZZETTARE IL PANE RAFFERMO 

 

  1. Dovremmo rendere grazie alla cucina toscana per l’invenzione della pappa al pomodoro. Per questa ricetta occorre sminuzzare il pane e lasciarlo insaporire in un sugo di pomodoro caldo realizzato con pomodori freschi e pomodori pelati. Il pane assorbe così tutta l’umidità disponibile diventando un concentrato di umami. Si serve con olio toscano ed è perfetto per un pranzo estivo.
  2. Ricetta perfetta per la stagione fredda è il pan cotto. Stavolta i pezzi di pane si fanno rinvenire in abbondante brodo. Puoi scegliere quello vegetale, quello di carne o di pollo. L’importante è che sia abbondante e che il composto così ottenuto cuocia a fuoco dolce fino a che il pane non è quasi completamente disfatto. Si può aggiungere formaggio per completare o anche una dadolata di pancetta.
  3. Ci spostiamo nel nord Italia per la ricetta dei canederli. Impara dai tirolesi come utilizzare il pane raffermo in una delle loro ricette più iconiche. Taglia il pane a piccoli pezzi, unisci poco latte per volta (deve essere sufficiente ad ammorbidirlo un po’) aggiungi poi uova, erba cipollina, cipolla ripassata in padella e speck e lavora l’impasto fino a ottenere un composto omogeneo ma non troppo appiccicoso. ottieni delle sfere non troppo piccole e cuocile o nel brodo bollente o al vapore. Se hai scelto questa seconda opzione condiscili poi un una generosa quantità di burro.

 

Ciotola bianca con 3 canederli su tavola di legno

         

  1. Altro primo piatto utile per usare il pane vecchio sono gli gnocchi. Sminuzza il pane raffermo e aggiungi qualche cucchiaio di farina, parmigiano grattugiato, noce moscata e un pizzico di sale. Mescola fino a che tutti gli ingredienti sono ben miscelati, poi aggiungi latte e uova fino a ottenere un composto morbido che cuocerai in abbondante acqua salata proprio come se si trattasse di gnocchi di patate. Puoicondirli con una besciamella leggera e abbondante formaggio o con un sugo di pomodoro.
  2. Tutti utilizzano il pane vecchio per realizzare crostini da lasciar insaporire nelle zuppe o nelle vellutate. Ricorda che per le prime il pane può ammollarsi leggermente per dare consistenza al morso nelle seconde è preferibile che rimanga croccante in modo da rendere più corposo il piatto.
  1. Se pensi al pane raffermo ti vengono subito in mente le polpette di pane. Per chi deve diminuire l’apporto di carne nella propria dieta o per chi segue una dieta vegetariana le polpette di pane sono un secondo piatto sfizioso e grandemente versatile. Si può ammollare nel brodo un pezzo di pane raffermo, impastarlo con qualche cucchiaio di ricotta, uova e erba cipollina e poi friggere le polpette in abbondante olio o cuocerle in forno. Si servono con una insalata di stagione.

 

PANE RAFFERMO NEI DOLCI 

 

  1. La zuppa di latte è la colazione perfetta per chi non ama introdurre troppi zuccheri. Lascia rinvenire il pane secco in abbondante latte bollente ricordando che puoi aromatizzarlo con la cannella o un cucchiaio di cacao amaro. Puoi utilizzare anche un pane alle noci o completare la tua zuppa con qualche mandorla o fico secco sminuzzato.
  2. Il dolce a base di pane della cucina internazionale per eccellenza è french toast. Utilizza una fetta di pane bianco privata della crosta e inzuppala in un mix di uova, latte, essenza di vaniglia e cannella. Poi cuocila in padella con una noce di burro fino a che non è croccante e dorata. Puoi condirla con un cucchiaino di miele, frutta fresca o anche del gelato.
Dessert con pane raffermo, fragole e mirtilli su piatto bianco
  1. Ma se volessi un vero e proprio dessert? Prova la coppa al cioccolato con il pane raffermo. Taglia dei cubetti di pane secco e mettili sul fondo di un bicchiere, irrorali con cioccolata calda liquida, aggiungi uno strato di crema pasticcera, qualche goccia di cioccolato. Se il bicchiere è abbastanza capiente puoi realizzare più strati e concludi con una spolverizzata di cacao amaro.
  2. Dall’Inghilterra arriva la ricetta del bread pudding. L’idea di base è più o meno simile a quella degli altri dolci, il pane si arricchisce di una mistura di uova e latte da aromatizzare a piacimento alla quale però si aggiunge anche del burro fuso. Prova ad unire un pizzico di zenzero in polvere al composto, fai assorbire al pane e poi disponilo in una pirofila. Aggiungi cubetti di ananas e spolverizza con zucchero di canna, fai cuocere in forno con funzione grill fino a che non è morbido ma croccante sulla superficie. In estate puoi usare un aroma alla vaniglia e amarene, in inverno cannella e uva passa.
Ciotola bianca con torta di pane paesana
  1. Arancia e cioccolato si esaltano nella torta di pane paesana. Al pane ammollato con uova e latte si aggiungono uva sultanina, arance candite, abbondante cacao e, volendo, qualche mandorla pelata. Si cuoce in forno fino a ottenere un dolce profumatissimo.

 

Pokè Bowl: tutto quello che c’è da sapere per il mix di ingredienti perfetto, parola dell’esperto!

Pokè Bowl: tutto quello che c’è da sapere per il mix di ingredienti perfetto, parola dell’esperto!
Mani che tengono una ciotola bianca con Poké Bowl
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È un piatto tipico delle isole hawaiane ma ormai ha conquistato tutto il mondo, sbarcando anche sulle tavole italiane, di cosa stiamo parlando? Ma del Pokè Bowl è ovvio!

Per i pochi che ancora non lo conoscessero, il Pokè è un piatto tipico della tradizione Hawaiana a base di riso, pesce crudo marinato e tagliato a cubetti, alghe, avocado, frutta e verdura. Insomma, una “bowl” in cui sono presenti tutti gli ingredienti per un pasto completo e allo stesso tempo leggero e nutriente. Una sorta di insalatona 2.0, decisamente più cool del tradizionale piatto unico, tanto da essere diventato una delle scelte preferite per la pausa pranzo o per l’home delivery di noi italiani.

Di fatto non esiste una ricetta fissa ma piuttosto il Pokè si presta molto bene a diverse interpretazioni, permettendoci di dare libero sfogo alla fantasia e di creare un perfetto mix di sapori, che possono spaziare dall’esotico a quelli più nostrani e mediterranei, inoltre, se ben bilanciato, rappresenta un’ottima soluzione per chi dopo le vacanze ha intenzione di rimettersi in forma.

Infatti, il grande vantaggio di questo piatto unico è che, se ben bilanciato, si può adattare a qualsiasi regime alimentare. Come ci spiega il Dott. Giuseppe Fatati, presidente della Fondazione Adi e coordinatore dell’Osservatorio Nestlé, “Mettere tutte le componenti di un pasto in un unico piatto può certamente essere un aiuto per fornire all’organismo tutto ciò di cui necessita per mantenersi attivo e in salute. Dobbiamo però stare attenti ai giusti abbinamenti e all’apporto calorico, senza eccedere nella scelta dei diversi ingredienti che i menu ci mettono a disposizione”.

Dunque, via libera alla fantasia ma attenzione a non farsi prendere la mano, anzi la gola, perché solo seguendo precisi step, in termini di giusti abbinamenti, potremo creare un Pokè sano e bilanciato.

Mani che preparano Poké Bowl su ciotola bianca con riso, salmone e verdure spezzettate

Ecco tutti i consigli del dott. Fatati per creare il Pokè Bowl perfetto:

 

  1. Scegliere la base: riso (bianco, nero o integrale), farro o quinoa… ce n’è per tutti i gusti!
    “Riso e cereali forniscono carboidrati complessi, che procurano energia all’organismo. L’insalata, invece, in quanto verdura, non andrebbe considerata una base ma andrebbe aggiunta a parte al piatto. In linea generale, per un’adeguata fonte di fibre, dovremmo preferire farro e quinoa, cereali più adeguati in termini di indice glicemico. Infine, mais e nachos andrebbero considerati anch’essi come base, nonostante siano spesso annoverati tra i condimenti, altrimenti il carico di carboidrati con un IG medio-alto risulterebbe eccessivo”.
  2. Scegliere la proteina (carne, pesce, uova, tofu o legumi) purché provenga da una sola fonte
    “Come fonte proteica sarebbe preferibile scegliere un solo ingrediente tra carne, pesce, legumi e formaggi. È importante, infatti, che la fonte proteica sia una sola per non sovraccaricare troppo l’organismo e rallentare il nostro metabolismo. Il pesce, in particolare, che è alla base della ricetta originale, apporta tanti grassi “buoni”, come gli Omega 3, preziosi per la salute del sistema cardiovascolare, e contiene una più alta concentrazione sia di acqua sia di potassio”.
  3. Scegliere la marinatura per insaporire
    “È importante non esagerare con le salse, come quella di soia o di sesamo, ricche di grassi che, se consumati in eccesso, sono dannosi per la linea e per la salute. Preferire tra tutti l’olio extravergine di oliva, ottima fonte di grassi insaturi”.
  4. Infine, i condimenti per arricchire il proprio pokè con gusto e colori
    “Fondamentale non eccedere con troppi condimenti, ma soprattutto fare attenzione a scegliere quelli giusti. Per un pasto bilanciato è importante preferire le verdure che garantiscono fibra, minerali e vitamine. Infine, è importante ricordare che alcuni ingredienti, riportati spesso tra i condimenti - come edamame, feta e ceci - sono in realtà ricchi di proteine; per questo motivo andrebbero ridotti o, ancora meglio, scelti come proteina principale”.

Ed infine ecco qui due ricette equilibrate e dal sapore mediterraneo che ben si sposano a qualche ingrediente esotico, da provare “on the road” o a casa, suggerite proprio dal dott. Fatati:

  Pokè con pesce
680 Kcal per porzione – proteine 35,7 g (21%), lipidi 25,9 g (34.3%), carboidrati 81,1 g (44.7%), 6,8 g di fibra
Pokè vegetariano
566 Kcal per porzione – proteine 18 g (13%), CHo 76 g (50%), grassi 23 g (37%)
Base farro (90 g) riso integrale (80 g)
Proteine polpo cotto (120 g) tofu (50 g)
Condimenti Pomodorini (50 g), cipolla (30 g), cetrioli (50 g) e carote (50g) carote (30 g), cipolla rossa (30 g), peperoni (30 g), ravanelli n. 1, pomodorini (50 g), avocado (30 g), mango (30 g)
Topping alghe nori (20 g) e jalapeno (10 g) noci (10 g)
Semi olio extravergine (15 g) olio extra vergine di oliva (5 g), succo di lime q.b. e sale q.b.

 

Primo piano di ciotola con pesce e verdure spezzettate per Poké
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Esercizi per ricominciare ad allenarsi

Esercizi per ricominciare ad allenarsi
Ragazzo e ragazza che corrono all’aperto sorridendo
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+ sport

Quello appena trascorso è stato un anno intenso e complicato, caratterizzato dalle restrizioni dovute alla pandemia. Niente palestre, niente piscine e centri sportivi chiusi; ognuno si è organizzato come poteva, facendo qualche esercizio in casa o facendo qualche camminata al parco più vicino. Le vacanze di Natale non hanno contribuito a migliorare la situazione, vista l’impossibilità di uscire se non per cause di necessità e urgenza o per lavoro.
In attesa di riprendere la vita a pieno ritmo, ecco allora alcuni esercizi per ricominciare e buttarsi definitivamente alle spalle il periodo più critico del secolo.

Ricominciare ad allenarsi: ecco come

Quarantena e giornate trascorse chiusi in casa hanno messo a dura prova la nostra struttura fisica. È tempo quindi di riprendere e di liberarsi da ogni residuo di pigrizia. Chi è riuscito a mantenere un buon livello di allenamento grazie a qualche tutorial e ad attrezzi “casalinghi” come tapis roulant o cyclette, farà probabilmente meno fatica a riprendere la forma fisica pre-covid. Tutti gli altri dovranno ricominciare gradualmente con esercizi leggeri.

Bottiglietta d’acqua, tappetino da fitness in casa e ragazza sullo sfondo

Fare un planning

La prima cosa da fare è darsi scadenze chiare stabilendo il tipo di attività con la quale riprendere. Si può optare per una camminata veloce, oppure con una corsa leggera. L’importante è non esagerare e riprendere molto gradualmente.
Appena ce ne sarà la possibilità, il consiglio è sempre quello di iscriversi a un corso in palestra, oppure in piscina, dal momento che un impegno fisso stimola molto di più rispetto a qualche “buon proposito” preso con se stessi. Meglio ancora affidarsi a un coach al quale far presente lo stato della situazione per farsi consigliare gli esercizi più adatti per riprendere a fare sport.

Riprendere con esercizi di stretching

Quando si riprende a fare sport dopo un lungo stop, per evitare stiramenti o strappi, non bisogna mai forzare la situazione. Da tenere sempre ben presente che muscoli e legamenti vanno preparati adeguatamente attraverso esercizi di stretching e riscaldamento: prima di una camminata o di una corsa meglio fare allungamenti per polpacci, quadricipiti e femorali.
Gli esercizi per riprendere al meglio, infatti, sono quelli di stretching e di stiramento della schiena ma soprattutto tanti, tanti addominali iniziando sempre con molta gradualità.

Ricominciare con gli addominali

Gli addominali sono fondamentali per tutta la fascia del giro vita e non solo per un fatto estetico. Solo una buona muscolatura, infatti, può sostenere in modo corretto la nostra colonna vertebrale.
Per riprendere sono sufficienti esercizi addominali leggeri, iniziando con un ciclo da 10 per ogni fascia (addominali alti, bassi e laterali). Senza l’adeguato sostegno della fascia addominale, qualsiasi attività di ripresa, dalla camminata alla corsa, causerà prima o poi qualche dolore alla schiena.

La tabella di marcia e gli esercizi per ricominciare a fare sport

Un lungo periodo di stop come quello che abbiamo appena vissuto, vacanze natalizie comprese, causa inevitabilmente una progressiva diminuzione della massa e della tonicità muscolare. Basti pensare che il cosiddetto “detraining” inizia già dopo la seconda settimana di stop (esattamente il periodo trascorso durante le vacanze di Natale). Smettendo di fare attività fisica, il metabolismo necessariamente rallenta, bruciando meno e causando un aumento di adipe. In questo quadro le articolazioni e tutto l’apparato scheletrico non vengono più supportati come dovrebbero, ecco perché si affacciano i primi dolori tra collo, spalle e schiena.
Affinché tutta la macchina riprenda a pieno ritmo è necessario dedicarsi del tempo e, come detto sopra, programmare esercizi leggeri per ricominciare.
All’inizio il piano di marcia potrebbe essere strutturato con due giorni a settimana caratterizzati da alcune attività specifiche in vista della ripresa a pieno ritmo che potrebbero essere:

  • Risveglio muscolare: prima di iniziare l’attività vera e propria fare un po’ di stretching per “risvegliare” appunto la muscolatura che verrà da qui a poco riattivata;
  • Workout tipo camminata veloce di circa 20 minuti la cui intensità può variare a seconda delle condizioni personali, senza mai forzare all’inizio ma aumentando gradualmente;
  • Esercizi addominali leggeri: rientrati in casa fare un ciclo di addominali e di dorsali per riattivare la muscolatura del tronco.

Trascorse le prime due settimane di pre-allentamento, si potrà passare a qualche esercizio più impegnativo.
Oltre allo stretching iniziale e alla camminata, si possono così aggiungere esercizi per il corpo come:

  • jumping jack – piedi uniti e braccia ai lati del corpo, fare dei saltelli divaricando gambe e braccia portando quest’ultime verso l’alto. Per non sollecitare troppo la schiena, è consigliabile atterrare molto dolcemente sull’avampiede;
  • plank – per tonificare braccia e addominali contemporaneamente esistono tutta una serie di esercizi che partono dalla posizione di plank classica, dalla resistenza di almeno 20 secondi (per iniziare) per arrivare almeno fino a 30.
Tonificare la fascia addominale

Tonificare la fascia addominale

Ripresa un minimo di attività sportiva, si può a questo punto pensare a esercizi addominali specifici per tonificare la fascia addominale. Ecco quali:

  • distesi a terra con la schiena perfettamente aderente al pavimento e le braccia distese sopra la testa vicino alle orecchie, contrarre l’addome, alzare una gamba e portare entrambe le braccia verso di essa. Ritornare in posizione di partenza mantenendo sempre l’addome contratto e la schiena attaccata al pavimento. Ripetere il movimento con l’altra gamba.
  • Un altro esercizio per rinforzare gli addominali è il crunch inverso, ossia anziché alzare testa e spalle, alzare le gambe, facendo bene attenzione a mantenere la schiena schiacciata a terra soprattutto in fase di sollevamento.
  • Un altro esercizio utile a tonificare la zona addominale è il leg raiser: sdraiati su un fianco con il gomito poggiato a terra, si sollevano i fianchi.

Per concludere, mai dimenticare gli errori da evitare quando si fanno esercizi addominali:

  • sforzare il collo - almeno le prime volte, quando si fanno gli addominali, tenere sempre una mano alla base della cervicale per evitare di tirarlo;
  • staccare la schiena dal pavimento (a meno che l’esercizio non lo richieda);
  • fare gli esercizi in apnea – ricordatevi sempre di accompagnare gli addominali con una corretta respirazione;
  • fare gli esercizi addominali senza la dovuta concentrazione – potrà sembrare superfluo ma per attivare le fasce muscolari giuste, occorre concentrarsi su di esse evitando di attivare quelle sbagliate.

Organizzate il vostro planning, datevi scadenze e ritmi precisi e programmate gli esercizi per ricominciare, con la speranza di riprendere tutti una vita a pieno ritmo il più presto possibile.

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Le azioni quotidiane per prendersi cura di se stessi

Le azioni quotidiane per prendersi cura di se stessi
Ragazza in pieno relax nella vasca da bagno
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+ salute

Prendersi cura di se stessi può sembrare apparentemente un’azione egoistica. A volte è più facile prendersi cura di figli, parenti, amici e animali senza considerare che in realtà solo quando ci prendiamo veramente cura di noi stessi aiutiamo meglio anche chi ci sta accanto. Ma allora perché volersi bene è così difficile? Ecco una analisi del fenomeno e le azioni quotidiane che aiuteranno a capire le aspettative, a fissare gli obiettivi e a capire meglio voi e gli altri. Per stare bene con se stessi e con il mondo che ci circonda. Perché prendersi cura di sé è un’azione fondamentale ai fini non solo del nostro benessere, ma anche di quello altrui.

Perché prendersi cura di sé

Iniziare a prendersi cura di sé è molto più difficile di quanto si creda, soprattutto se non si è abituati a farlo. Quando ci si sente insoddisfatti, stanchi e infelici, la cosa più facile è distribuire responsabilità all’esterno, verso la famiglia, il partner, il lavoro e anche gli amici.
Spostare il focus su se stessi invece costringe a prendere coscienza di problemi e limiti del proprio operato, ma aiuta anche a studiare le azioni da intraprendere per cambiare e migliorare la situazione. Per combattere lo stress, per aumentare in generale il proprio benessere e di conseguenza per essere bendisposti nei confronti di tutti coloro che ci circondano è fondamentale prendersi cura di se stessi. Ma come fare? Da dove iniziare?

Come prendersi cura di se stessi

Casa, lavoro, famiglia, studio: ogni giorno le occasioni di stress e tensione possono essere infinite. Per capire da dove iniziare quando si decide di prendersi cura di se stessi, occorre innanzitutto concentrarsi sulle proprie esigenze. Siano queste fisiche, mentali o professionali. Riconoscere i propri bisogni per stabilire poi una graduatoria delle priorità e programmare le azioni necessarie al cambiamento.

Come prendersi cura di sé dal punto di vista psicologico

Mens sana in corpore sano: in genere si inizia dal benessere fisico, sottovalutando l’incidenza che una situazione di stress può avere nella nostra vita. Prendersi cura di una persona malata, portare avanti impegni professionali e familiari sono tutte azioni che potrebbero generare stress.
La prima cosa da fare allora è capire in che modo reagiamo quando siamo sotto pressione, che cosa è veramente necessario fare e che cosa invece può essere rimandato e fatto con più calma.
Le tecniche di rilassamento sono molto utili per mantenere la mente lucida e aiutano a prendere le decisioni anche più difficili. Tra quelle più comuni da praticare almeno una volta al giorno ci sono:

  • fare yoga
  • meditare o pregare
  • praticare tecniche di rilassamento muscolare
  • fare esercizi di respirazione
  • tenere un diario
Ragazza che fa yoga in riva al mare

Prendersi cura di sé: quali frequentazioni?

Quando si parla di cura di se stessi un capitolo a parte e molto delicato è quello riguardante le frequentazioni. Tendenzialmente si dice di frequentare chiunque sia in grado di farci sentire bene, ma anche in questo caso bisogna fare attenzione su cos’è che è importante per il nostro equilibrio e il nostro benessere. Amici, parenti o comunque persone che si frequentano abitualmente, devono essere affidabili e veramente interessati a noi, senza “sfruttare” inutilmente le nostre energie vitali.

Quali azioni intraprendere per il nostro benessere psicologico

Gli impegni e i doveri sono tanti, meglio allora alleggerire appena possibile e in qualsiasi modo la loro pesantezza. Come? Anche con piccoli gesti come:

  • programmare almeno una serata di svago a settimana;
  • trovare un hobby;
  • dedicarsi ad attività di volontariato
Donna in accappatoio sul divano di casa beve un bicchiere d’acqua

Come prendersi cura di sé dal punto di vista fisico

Tanto per iniziare, è bene fare almeno mezz’ora di attività fisica al giorno. Che si tratti di una passeggiata o di esercizi da fare in casa, l’importante è fare almeno 30 minuti di movimento ogni giorno. Tra le attività più comuni ci sono:

  • passeggiata veloce
  • danza
  • yoga
  • stretching

Volersi bene a tavola

Il capitolo del cibo è forse uno dei più importanti. Bisogna infatti mangiare bene non per dimagrire o per essere belli e piacere agli altri, ma per stare bene. Mangiando bene assicuriamo alimenti salutari al nostro organismo e quindi ci manteniamo sani, forti e felici.
Il primo consiglio è quello di non saltare mai i pasti: colazione, pranzo e cena devono essere un appuntamento inderogabile, durante il quale bisogna fermarsi, fare il pieno di energie e ripartire. I cibi consigliati? Ovviamente verdure, frutta fresca e alimenti di stagione.

Ragazza a tavola con piatto di insalata, verdure, frutta e succhi

Come prendersi cura di sé dal punto di vista professionale

Il lavoro è spesso fonte di tanto stress: che cosa si può fare per allentare la tensione? Ecco alcune azioni da mettere in pratica per riprendere le energie.

  • Personalizza la tua postazione: porta delle piante in ufficio, tieni in ordine la scrivania, scegli una sedia comoda;
  • Chiedi aiuto: non è detto che chi chiede aiuto non sia capace di fare il proprio lavoro, anzi. Lavora bene e meglio chi è in grado di capire quando è arrivato il momento di confrontarsi con gli altri, cogliendo così l’opportunità di imparare sempre nuove cose;
  • Non portare il lavoro a casa: quando finisce l’orario di lavoro non bisogna mai portare problemi e tensioni a casa.

Prendersi cura di sé durante lo smartworking

La pandemia ha costretto moltissime persone a lavorare da casa. Anche in questi casi è bene rispettare orari precisi e soprattutto lavarsi, vestirsi e curare il proprio aspetto come se si dovesse andare in ufficio. Per contenere situazioni di stress è bene evitare di lavorare oltre l’orario prestabilito e mantenere sempre separati i momenti di vita privata con quelli lavorativi.

Prendersi cura di sé: ultime raccomandazioni

Focalizzarsi sulle proprie necessità non significa chiudersi in se stessi ma stabilire semplicemente delle priorità.
Fondamentale, poi, la presa di coscienza che non tutto può essere fatto e che a volte è necessario anche dire di no, senza sentirsi in colpa per questo. Non farsi carico di alcuni compiti significa semplicemente accettare i propri limiti per fare bene quello che si decide di fare. Scrivere una lista delle cose da fare corredata da un’agenda giornaliera che includa attività professionali e personali, potrebbe essere molto utile ai fini dell’organizzazione della vita.
Infine, avere ben chiaro che dedicare tempo a se stessi significa accrescere il proprio benessere per poter aiutare meglio anche gli altri.

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San Valentino in Giappone: ecco come si festeggia e perché

San Valentino in Giappone: ecco come si festeggia e perché
Ragazzi giapponesi si baciano dietro un cuore rosso a San Valentino
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Tutto il mondo il 14 febbraio celebra la festa degli innamorati, con tradizioni e modalità che possono cambiare da Paese a Paese.
San Valentino in Giappone viene festeggiato in modo molto particolare con ritualità specifiche. Niente cene a lume di candela, niente rose rosse ma tanto cioccolato e soprattutto date differenti per ragazzi e ragazze. Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla festa degli innamorati nel Paese del Sol Levante.

Cosa si fa a San Valentino in Giappone

Per il giorno di San Valentino in Giappone a prendere l’iniziativa sono le ragazze single. Chi non ha un compagno o una compagna, il 14 febbraio ha la possibilità di dichiararsi in modo tutto particolare.
Ma il 14 febbraio è legato a stretto giro con il 14 marzo, il white day, giorno in cui a prendere l’iniziativa saranno i ragazzi. Con uno scambio tutto… a base di cioccolato!

Ragazza giapponese offre regalo per San Valentino

San Valentino e White Day in Giappone

Se le ragazze possono prendere l’iniziativa per San Valentino, i ragazzi in Giappone devono aspettare il 14 marzo, il giorno del White Day, per dichiararsi. Restituendo un dono tre volte più grande.
Le due feste nascono in momenti e tempi diversi ma con un unico scopo: quello commerciale. Dopo che la ditta dolciaria Morozoff di Kobe vide fallire le sue campagne pubblicitarie del 1936 e 1953, nel 1958 lanciò una grande campagna nei grandi magazzini Isetan, proponendo la data del 14 febbraio come festa degli innamorati durante la quale scambiarsi dolci e cioccolatini. Da qui la particolarità dei festeggiamenti giapponesi.
Niente cene a lume di candela, niente fiori ma tanto cioccolato.

Marshmallow contro cioccolato

In risposta alla festa di San Valentino, l’Associazione nazionale delle industrie dolciarie giapponesi nel 1978 lanciò l’idea del White Day, con il fine di estendere su tutto il territorio nazionale il Marshmallow Day, celebrazione inventata l’anno prima dall’azienda confettiera Ishimura Manseido di Fukuoka e fissata per il 14 marzo, giorno in cui gli innamorati che avevano ricevuto il cioccolato di San Valentino dovevano ricambiare con una confezione di marshmallow.

Cuori rosa e bianchi

Dal cioccolato scuro a quello bianco

Si potrebbe dire che San Valentino è la giornata del cioccolato scuro e il White Day di quello bianco. Il rituale prevede questi passaggi.
Il 14 febbraio le ragazze senza fidanzato o fidanzata, si dichiarano offrendo del cioccolato, in una sorta di comunicazione non verbale.
Quest’ultimo può ricambiare ma solo a distanza di un mese, il 14 marzo, ed esclusivamente a mezzo cioccolato! Durante il White Day, infatti, potrà rispondere tramite l’offerta di cioccolato rigorosamente bianco al quale potranno essere aggiunti dolci di ogni tipo, peluche, gioielli e anche biancheria intima. L’importante è che sia tutto di colore bianco.

Da San Valentino al White Day, 3 volte al ritorno

Il rito vuole che la “risposta” del White Day debba essere più costosa dell’offerta ricevuta per San Valentino. L’espressione che caratterizza le celebrazioni del 14 marzo è infatti “sanbai gaeshi”, ossia “3 volte al ritorno”, vale a dire che il regalo dell’uomo deve essere molto più consistente di quello della donna.

San Valentino e White Day: ad ognuno il suo cioccolato

Si fa presto a dire cioccolato. Per San Valentino in Giappone circola una enorme quantità di cioccolatini ma con molti distinguo. Non tutto il cioccolato, infatti, è uguale: c’è quello fatto in casa, quello più costoso e quello più economico. Ecco i vari tipi.

  • Giri-choko o cioccolata dell’obbligo: si tratta di cioccolatini economici, acquistati in confezioni semplici nei negozi e destinati a persone verso le quali non si prova un sentimento amoroso profondo, ma semplicemente affetto. Possono essere regalati a compagni di classe, corso, di lavoro e simili. In Giappone spesso le convenzioni sociali obbligano a fare determinate azioni anche senza una motivazione profonda. L’offerta di questi cioccolatini potrebbe essere fatta semplicemente perché “è consuetudine farlo”.
  • Tomo-choko o cioccolata dell’amico: si tratta del regalo fatto all’amico o all’amica del cuore, quindi con sincerità e non perché spinti dalle convenzioni.
  • Honmei-choko o cioccolata del prediletto: sono le confezioni di cioccolatini destinate alla persona amata, al proprio fidanzato o marito o anche alla persona alla quale si vuole dichiarare il proprio amore. I cioccolatini “del prediletto” vengono preparati in casa e confezionati con molta cura. Si possono anche acquistare in un negozio, a patto però che siano di ottima qualità e di una marca pregiata.

Ragioni puramente commerciali si intersecano con tradizioni e sentimenti; se da un lato il San Valentino giapponese può essere associato alla nostra festa degli innamorati come celebrazione dei sentimenti (possano essere questi di amore, di amicizia o semplice riconoscenza), dall’altro le modalità e il collegamento con il White Day del 14 marzo lo rendono una festa tutta particolare. Quello che è certo è che è, come la nostra festa occidentale, molto popolare.

12 idee per il menù di San Valentino perfetto

12 idee per il menù di San Valentino perfetto
Ragazza e ragazzo si guardano a San Valentino tra Baci Perugina e cuori rossi
On

Nata per cristianizzare i riti romani dei Lupercalia, la festa di San Valentino è la ricorrenza che tutti gli innamorati aspettano. C’è chi sceglie di compiere gesti iconici come regalare fiori o lettere d’amore, chi semplicemente rende più lieta la giornata con sorprese a tema. C’è chi regala una classica scatola di Baci Perugina o il peluche Baci Perugina, chi si orienta verso cioccolateria divertente: avete mai provato a regalare un maxitubo di Smarties a San Valentino? È assicurato l’effetto wow. Tutti concordano con l’idea che uno dei modi più belli per festeggiare San Valentino è preparare una cena per due. Ognuno sceglie la propria tipologia.

Confezioni di Baci Perugina su sfondo blu
  • Intima: ovvero la classica cena a lume di candela che prevede un menu di San Valentino rigorosamente incentrato sul romanticismo. Addobbate la tavola con un colore rosso non troppo intenso e scegliete il vino preferito dal vostro amato. Come centro tavola potrete realizzare un cofanetto di cioccolatini, da mangiare con calma, se amate i gusti intensi provate gli After Eight o un sacchetto di Cioccomania Perugina. Per la cena, i più tradizionali porteranno in tavola tartine a forma di cuore, risotto al vino rosso, un filetto di carne o pesce legato in modo da formare un cuore, una torta al cioccolato. Quelli più innovativi si lasceranno ispirare dai gusti del proprio amore per creare un menu per San Valentino indimenticabile.
  • Divertente: per quelle coppie che fanno dei sorrisi il loro punto di forza. L’attenzione è tutta accordata all’aperitivo, il menu di San Valentino a casa è leggero e divertente. Se siete una coppia che ama i rompicapo potreste bendare il vostro partner e far indovinare gli ingredienti di ogni singola portata. O inventare una caccia al tesoro al termine della quale, ad essere messo in palio, potrebbe essere un oggetto prezioso, un astuccio di Cioccolatini assortiti Perugina Nero.
  • Collaborativa: quando c’è poco tempo, non si riesce a programmare tutto il menu per San Valentino in casa nei minimi dettagli. Siate furbi, comperate tutto il necessario per realizzare molti dei vostri piatti preferiti. Acquistate ingredienti freschi e golosi e decidete insieme cosa cucinare. Potrete indossare dei grembiuli a tema e dedicarvi insieme alla cena. Se non siete bravi pasticceri, stupite il vostro partner con cioccolatini assortiti, una scatola di Granellati Perugina Ricette Creative farà al caso vostro. La cena collaborativa è perfetta se amate fare le cose in coppia, più affiatati e innamorati che mai!
  • In grande stile: potreste aver scelto questo 14 febbraio come la data da ricordare. Quindi perché non festeggiarlo in grande stile? Studiate minuziosamente il menu scegliendo tra le portate che si possono preparare con largo anticipo. In questo modo potrete dedicare le ore immediatamente precedenti alla cena per preparare il vostro discorso o addirittura una proposta che non si può rifiutare. Buona fortuna e che vinca l’amore!

Qualunque sia la vostra tipologia di cena, lasciatevi ispirare da piatti semplici e gustosi che utilizzino i vostri ingredienti di stagione preferiti.

Antipasti per il menu di San Valentino

Iniziate da un antipasto goloso che sfrutti al meglio la bontà delle verdure, senza risultare banale. Provate con uno sformatino di pure ai funghi. Vi occorrono dei pirottini di alluminio o di silicone per infornare il Crempurè Buitoni al quale avrete aggiunto la salsa ai Funghi. Per il cuore, noi abbiamo scelto un cubo di mozzarella che in forno diventerà filante. Sostituitelo con la provola affumicata per un gusto ancora più dirompente o con un dado di gorgonzola piccante se non temete i sapori forti. Potete preparare gli sformati in anticipo e farli cuocere in forno durante il brindisi di benvenuto. In questo modo potrete farvi aiutare dal vostro partner ad impiattare l’antipasto.

Se invece cercate un antipasto friabile e vegetariano lasciatevi ispirare dallo strudel di asparagi e patate. La pasta sfoglia rettangolare è perfetta per questo utilizzo. In padella si saltano patate e i gambi degli asparagi appena lessati e, una volta freddo, il ripieno va a farcire il guscio friabile di pasta sfoglia. Potete ricavare un semplice strudel arrotolandolo su se stesso o scegliere di decorarlo con piccoli cuoricini per rimanere in tema menu di San Valentino.  

Primi piatti per la cena di San Valentino

Molto spesso come prima portata di un menu fatto in casa per San Valentino si preferisce un risotto, la cottura lenta e la versatilità di questo piatto lo rendono perfetto per un pasto in cui si cena senza fretta, godendo l’uno della presenza dell’altro. Il risotto al radicchio è uno dei più amati perché, oltre che avere un bel colore rosato, unisce un gusto intenso a una cremosità irresistibile. Una ricetta della tradizione con cui non si sbaglia mai.

Piatto di riso al radicchio su tavola bianca con accanto confezione di dado Maggi

C’è anche chi, preferendo la pasta all’uovo, vorrà orientarsi su una pasta al forno. Perché non puntare sulla morbidezza della ricotta da utilizzare come ripieno per una lasagnetta all’ortolana? Potete usare melanzane, peperoni e pomodori, oppure sostituirli con degli ortaggi di stagione come porri, zucca e broccoli romaneschi, da far saltare in padella fino a renderli croccanti e cremosi. Per un menu di San Valentino gourmet, puntate tutto sul cappuccino di topinambur e rosmarino. Niente a che vedere con la colazione però! Si tratta di una vellutata di questo ortaggio invernale: il topinambur ha la cremosità delle patate ma un sapore che ricorda quello del carciofo. Completate con delle bacche di pepe rosa o con un goccio di aceto balsamico per aggiungere sapidità e aromaticità. Non avete trovato questo ortaggio dal vostro fruttivendolo di fiducia? Non preoccupatevi, questa minestra di cavolfiore fa al caso vostro. Il gusto dolce del cavolo ben si sposa con la zucca in agrodolce. Tenetevi leggeri per un secondo piatto sostanzioso o se preferite una cena leggera passate ad una generosa fetta di dolce.

Secondi per la cena di San Valentino

Se il vostro partner  è  amante dei piatti tradizionali nel vostro menu di S. Valentino fatto in casa non potrà mancare il classico arrosto con le patate. Potete sceglierne uno di piccole dimensioni e utilizzare patate novelle con la buccia oppure realizzare dei cuori di patate duchessa, ricordate sempre di non sbarazzarvi del fondo di cottura ma di legarlo con un roux leggero per una salsa che renderà la vostra cena indimenticabile. Amanti del pesce? Allora preparate i cuori di filetto al cartoccio. Il merluzzo si cuocerà perfettamente all’interno del cartoccio e tutto il suo sapore e la sua consistenza saranno preservate. Se siete stanchi del solito contorno di patate, provate con delle cipolle borettane caramellate o delle carote arancioni, gialle e viola arrosto.

Dolci per San Valentino

Nel menu per San Valentino il dolce non può mancare. Noi suggeriamo di preparare una torta di piccole dimensioni o un dessert al bicchiere. Nel primo caso potrebbe avanzarne una fetta da consumare durante una colazione romantica il giorno successivo, nel secondo potrete preparare il dessert con largo anticipo e lasciarlo in frigo fino al momento del servizio. Se si tratta di una cena davvero speciale potrete voler portare in tavola un dolce memorabile: la naked cake è perfetta per lo scopo. Non occorrono grandi doti in pasticceria per realizzarla. Questo particolare tipo di dolce, infatti, non viene decorato e rimane in un certo qual modo nudo, da questa caratteristica prende il nome. Un cestino di frutti di bosco freschi sarà perfetto per la decorazione della superficie, intervallateli con qualche foglia di menta e qualche goccia di cioccolato fondente e completate il tutto con una spolverizzata di zucchero a velo.

Tavola vista dall’alto con cheesecake ai frutti di bosco, tazzine di caffè e confezione di latte condensato Nestlè

Se invece amate l’abbinamento tra cioccolato e frutta, accompagnate la torta al cioccolato con un sorbetto fatto in casa. Si tratta di una soluzione alternativa al classico abbinamento tra torta e gelato. In questo caso il sapore fresco e aromatico del sorbetto darà una nuova sfumatura a quello profondo del cioccolato. Gli appassionati del cioccolato bianco non sapranno resistere alla torta con cioccolato bianco e cocco.

Tavola vista dall’alto con torta cioccolato bianco e cocco e confezione di Nestlè Galak bianco

Vi consigliamo di versare l’impasto in uno stampo a forma di cuore e di decorare la superficie con cocco disidratato e, se amate la frutta esotica, un coulis di mango o frutto della passione. Re dei dolci in barattolo il tiramisù al cacao è sempre la scelta giusta per dire al vostro compagno Ti amo.

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